02 dicembre 2019

2 DICEMBRE 1976 – la Libia di Gheddafi entra in Fiat.

Gheddafi

Quasi due anni di trattative blindate, poi il raggiungimento dell’accordo, la Libia di Gheddafi entra nell’azionariato Fiat acquisendo il 13% del pacchetto azionario. La condizione imposta dai vertici del Lingotto è una sola: i libici non entreranno mai nella gestione dell’azienda.

L’annuncio viene dato da Gianni Agnelli durante una conferenza stampa, inutile dire che l’accordo suscita clamore e stupore: le diplomazie di mezza Europa tremano.

Sono gli anni dell’Austerity e la Fiat ha grossi problemi di bilancio, il nuovo socio rimpingua le casse con 200 milioni di dollari, diventando di fatto il secondo azionista della casa automobilistica torinese. Il problema principale per la Fiat è la “presentabilità” del nuovo socio, quindi prima di firmare il contratto, Giovanni Agnelli in persona, telefona all’allora capo della CIA George Bush senjor dal quale riceve alcune raccomandazioni e il via libera all’operazione. Ma non è l’unica richiesta di approvazione che la dirigenza Fiat richiede, fondamentali sono l’assenso del Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi e il sì convinto di Enrico Cuccia.

I Libici escono dall’azionariato Fiat nel 1986, dopo mesi in cui circolano voci sempre più insistenti circa la possibilità di allargare la loro posizione. Basta questo per far alzare il valore del titolo. Ad agosto le quote sono in vendita, Gianluigi Gabetti firma un assegno per tre miliardi di dollari. La Libia si ritira con un guadagno netto superiore al 1000%.

Nel 2002 la Libia torna ad investire a Torino e acquista il 5,31 della Juventus, nel 2009 la partecipazione sale al 7,5%.

 



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