28 maggio 2004

La morte di Umberto: le difficili eredità

È venuto a mancare l’ultimo solido punto di riferimento familiare in grado, in questo momento, di dare una rappresentanza unitaria ai tanti eredi della famiglia Agnelli, più di 150 persone tra le quali si dividono le quote azionarie tuttora in grado di controllare la Fiat. Inevitabile che ora si guardi a una difficile transizione. I protagonisti sono tre. La famiglia Agnelli, gli amministratori (soprattutto il capo operativo del gruppo, Giuseppe Morchio), le banche. Sullo sfondo, da non trascurare, anche le altre grandi case automobilistiche che, ora, potrebbero essere interessate a cercare una fusione o un’acquisizione anche parziale a Torino. La famiglia ora ha davanti il momento più difficile. L’erede designato da Gianni Agnelli alla guida è John Jacob “Jaki” Elkann, figlio di Margherita, figlia dell’Avvocato. È molto giovane, però, e apparentemente privo dell’esperienza sufficiente per assumere la presidenza. Inoltre, una completa unità familiare non ci sarebbe neanche sul suo nome. Ma resta l’unico designato e già inserito nel gruppo con incarichi che preludono alle massime responsabilità. Con un occhio a una futura salita al vertice del giovane nipote di Gianni Agnelli potrebbe diventare molto rilevante la funzione di Giuseppe Morchio. È amministratore delegato con ampi poteri. Sta conducendo fuori dalle difficoltà con successo maggiore delle attese il cuore storico del gruppo, la produzione di automobili. Ma i tempi sono un po’ cambiati e il peso degli Agnelli sull’azionariato totale è sceso sotto al 30%. Mentre parallelamente, a causa dei ripetuti ricorsi al credito per sistemare la situazione finanziaria, è aumentato il peso delle banche. Unicredito, Intesa e Banca di Roma, oltre ad altri sei istituti, sono titolari di un credito verso la Fiat di 2 miliardi di euro, convertibile in azioni mediante un aumento di capitale. Significa che alla scadenza, se volessero (e sembra proprio che sia così) potrebbero trasformare il loro credito in quote di proprietà della Fiat. Un’operazione che porterebbe le banche a pareggiare o forse anche a superare il peso della famiglia Agnelli nell’azienda. E le banche sono soci organizzati e con le idee chiare, non come la miriade di piccoli azionisti che, ovviamente, non riescono a esprimere un voto unitario in assemblea. Le banche, inoltre, hanno anche un ottimo rapporto con Morchio, al quale hanno garantito l’aiuto fondamentale per il rilancio in corso. Insomma, si tornerebbe, ma con pesi diversi e questa volta più favore alle banche, al periodo in cui Mediobanca di Enrico Cuccia dettava legge in Fiat. Dopo solo un anno, con la morte di Umberto Agnelli, si riapre la questione della guida delle società finanziarie “casseforti” della quota di controllo del gruppo Fiat in mano alla famiglia Agnelli. E resta scoperto l’incarico di presidente della Fiat.



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