31 ottobre 2004

Delitto Cogne: indagati per calunnia i genitori di Samuele

Era il 19 luglio. Anna Maria Franzoni era appena stata condanna a 30 anni di reclusione per l’omicidio del figlio Samuele, quando il marito Stefano Lorenzi e l’avvocato Carlo Taormina annunciarono il contrattacco: indagini difensive per scoprire il vero assassino di Cogne. Alcuni giorni dopo, i periti, da loro incaricati, si recarono nella villetta di Montroz e scoprirono tracce e impronte fino ad allora mai rinvenute che avrebbero dovuto incastrare il vero omicida. Il 30 luglio l’avvocato Taormina si presentò alla Procura Generale di Torino per consegnare l’esposto-denuncia e le prove contro Ulisse Guichardaz, fratello di Carlo, il primo vicino di casa dei Lorenzi. La Procura di Aosta ha indagato per tre mesi sul suo conto e non ha trovato nulla. Quel mattino era in casa ed è stato svegliato alle 8.10 dal fratello Carlo, poi s’è recato in negozio a Cogne dov’è rimasto per tutta la mattinata. A tre mesi di distanza quella denuncia si sta rivelando un boomerang. La Procura di Aosta, infatti, ha indagato per calunnia il papà e la mamma di Samuele. Anna Maria Franzoni, quindi, già condannata per omicidio volontario aggravato, ora è nuovamente sotto inchiesta, mentre il marito Stefano Lorenzi per la prima volta finisce nel registro degli indagati: per rendere credibile la loro denuncia – secondo l’accusa – sarebbero addirittura state falsificate quelle tracce e quelle impronte rilevate dai periti. Anche due consulenti della difesa risultano indagati per frode processuale così come l’investigatore privato Giuseppe Gelsomino. Il fascicolo è stato affidato ai pm Giuseppe Ferrando e Annamaria Loreto. L’indagine è stata secretata, a conferma della delicatezza della vicenda. L’avvocato Taormina va subito al contrattacco: era quello che volevamo – dice – le nostre prove vengono dichiarate false perché in realtà sono decisive. Per fortuna ora a indagare sarà la Procura di Torino e non quella di Aosta che da sempre va a senso unico, contro la signora Franzoni. E la mamma di Samuele commenta così il nuovo colpo di scena: “Speriamo questo serva per fare chiarezza”, mentre il marito ha parole amare: “Sono indignato, non credo più nella giustizia italiana… mi vergogno di essere italiano”. I magistrati torinesi, dopo un summit di tre ore stamattina a Palazzo di Giustizia, hanno disposto perquisizioni nelle case di questi consulenti. Intanto domani il legale presenterà ricorso in appello contro la sentenza che in primo grado ha condannato la mamma di Cogne a 30 anni di reclusione.



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