26 gennaio 2017

Leggende e credenze su piazza Statuto a Torino

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In epoca romana si apriva in direzione delle Gallie; nel Medioevo era uno dei quattro ingressi della città e prese il nome di Porta Segusina perché da essa dipartivano le due più importanti strade per la Val di Susa. Nonostante la porta sia stata abbattuta nel 1585, il nome, mutatosi in Porta Susa, rimase alla piazza, che venne in seguito ribattezzata con il nome attuale a ricordo dello Statuto Albertino.

Durante il periodo di occupazione francese nella piazza fu eretta la ghigliottina. Nel settembre 1865, alla vigilia del trasferimento della capitale da Torino a Firenze, la piazza (insieme a Piazza San Carlo) fu teatro di violenti scontri tra oppositori del trasferimento e il Regio Esercito che li represse duramente facendo molte vittime fra i manifestanti.

Nel 1962 la piazza fu sede di uno dei primi grandi scioperi operai del dopoguerra. Durante la stagione dei contratti del settore metalmeccanico decine di migliaia di dimostranti provenienti dalla Fiat e dalla Lancia, a ondate successive, si riversarono a piazza Statuto fra il 6 ed il 10 luglio 1962 per protestare contro la UIL, che qui aveva sede e aveva firmato un accordo separato con la Fiat. Seguirono gravi scontri con la Polizia e centinaia di fermi ed arresti tra i manifestanti.

Insomma, una piazza al centro della vita di Torino, eppure attorno a questo luogo sono sorte tante credenze e leggende.

Già dall’epoca romana questa occidentale parte della città, dove tramonta il sole e iniziano le tenebre, fu considerata una zona infausta. Per questo motivo, fuori dalla Porta Segusina, più precisamente verso il pendio che attualmente porta a confluire con corso Regina Margherita, venivano crocefissi i condannati e tumulati i defunti. Questa zona fu nominata appunto vallis occisorum (da cui il nome della zona Valdocco) e c’era una vasta necropoli che comprendeva l’attuale area tra corso Francia fino alle attuali via Cibrario e corso Principe Eugenio.
Questi precedenti storici contribuirono alla credenza che la piazza avesse un qualcosa di malefico, fino a farne, nell’ambito delle leggende sulla Torino magica, il vertice del triangolo della magia nera. Per la precisione, si ritiene che il vertice di tale triangolo cada nel punto indicato da un piccolo obelisco con un astrolabio sulla sommità, situato nell’aiuola del piccolo giardinetto di fronte al monumento del Traforo ferroviario del Frejus. In realtà questo obelisco fu eretto nel 1808 su un punto geodetico, in ricordo di un vecchio calcolo trigonometrico del 1760 sulla lunghezza di una porzione di meridiano terrestre, ad opera del celebre geofisico matematico piemontese Giovanni Battista Beccaria (L’obelisco infatti è anche chiamato: “guglia Beccaria”).

Infine, al centro della piazza presso la fontana del Frejus, vi è l’accesso che conduce al sistema fognario che qui ha il suo snodo principale. Anche questo elemento favorì il crearsi di leggende e credenze che vogliono la Piazza come fulcro della magia negativa o, addirittura, punto di ingresso di una delle tre Grotte Alchemiche che sarebbero presenti in città.

Al centro della piazza c’è un imponente monumento, dedicato alla realizzazione del Traforo ferroviario del Frejus. Il monumento inaugurato nel 1879, consiste in una piramide di enormi massi provenienti proprio dallo scavo del traforo; la piramide è sovrastata da un Genio alato, con una stella a cinque punte in capo, sotto il quale trovano posto le figure marmoree dei Titani abbattuti. Il tutto è un’allegoria del trionfo della ragione sulla forza bruta, nello spirito positivista dell’epoca in cui fu realizzato. Tuttavia, nella tradizione popolare a questo significato originario se ne è sovrapposto un altro, secondo cui il monumento celebra invece le sofferenze patite dai minatori dell’epoca per realizzare l’opera.

Nel 1983 l’ incendio del cinema Statuto, a poche centinaia di metri, la più grande tragedia cittadina del dopoguerra con i 64 morti (vicenda ben rievocata nel libro “Statuto,la memoria perduta” di Patrizia Durante e Gabriele Galvagno – Enneci Communication) ha ulteriormente alimentato le credenze sull’ influenza negativa di questa piazza che resta uno dei simboli di Torino.

Mario Castelli



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