13 giugno 2018

13 giugno 1946 – Umberto di Savoia lascia l’ Italia, fine della monarchia

Umberto di Savoia

Benché da parte filomonarchica gli pervenissero inviti a resistere in quanto si sospettavano brogli elettorali, Umberto II preferì prendere atto del fatto compiuto, cioè della vittoria della Repubblica nel Referendum del 2 giugno. Ll’alternativa poteva essere una guerra civile fra monarchici e repubblicani, cosa che era nell’aria dopo i fatti di Napoli, e il Re volle evitare a un paese appena uscito da una guerra disastrosa un’ulteriore tragedia. Così il 13 giugno, accompagnato dai suoi più stretti collaboratori il generale Giuliano Cassiani Ingoni, il generale Carlo Graziani e il dottor Aldo Castellani, Umberto II partì in aeroplano da Ciampino dopo aver diramato un proclamadove si parla, fra l’altro, di un gesto rivoluzionario del Consiglio dei ministri.

Come meta scelse Cascais, in Portogallo, perché non sarebbe stato accettato da una nazione confinante con l’Italia: volendo vivere in un paese dal clima mediterraneo ma non in Spagna, dove Francisco Franco era salito al potere anche grazie all’Italia fascista, non rimaneva che il Portogallo. Non estraneo alla scelta di questa destinazione fu sicuramente anche il ricordo dell’esilio del trisnonno, il re Carlo Alberto, morto ad Oporto nel 1849.

L’unione con Maria José, in crisi da lungo tempo, si incrinerà definitivamente. L’ex regina lascia ben presto Cascais per trasferirsi a Merlinge, nei pressi di Ginevra, con il piccolo Vittorio Emanuele. Con Umberto rimangono le tre figlie Maria Pia, Maria Gabriella e Maria Beatrice, che sovente saranno oggetto di morbose attenzioni da parte della stampa popolare ed in qualche caso fonte di ulteriori dispiaceri per il padre.

A partire dal 1964 Umberto II subisce una serie di pesanti interventi chirurgici, probabilmente a causa del tumore che dopo lunghe sofferenze sarà la causa della sua morte. Muore a Ginevra alle 15.45 del 18 marzo 1983, in una clinica dove era stato trasferito pochi giorni prima da Londra, in un estremo quanto inutile tentativo di allungargli la vita. Al momento della fine era solo: un’infermiera, entrando nella stanza, si accorse del suo stato e gli prese la mano negli ultimi istanti di vita, mentre il morente Umberto mormorava la parola “Italia”.

Nel suo testamento Umberto lascia al Papa la Sindone, che dal 1578 era conservata nel Duomo di Torino a titolo di deposito. Trattandosi di una delle tante proprietà pervenute ai Savoia prima della proclamazione del Regno d’Italia, essa è stata esclusa dall’avocazione a favore dello Stato sancita dal secondo capoverso della XIII disposizione finale e transitoria della Costituzione.

Le spoglie dell’ultimo sovrano d’Italia riposano, per suo espresso volere, nell’Abbazia di Altacomba a fianco di quelle del re Carlo Felice, nel dipartimento francese della Savoia dalla quale Casa Savoia ha tratto le sue origini storiche.



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