08 luglio 2018

8 luglio 1528 – Nasce a Chambéry Emanuele Filiberto di Savoia detto Testa ‘d Fer.

caval d bron

E’ considerato uno dei fondatori dello Stato Sabaudo e la città di Torino lo ha immortalato a cavallo nel bel monumento equestre di Carlo Marocchetti in piazza San Carlo. Emanuele Filiberto era destinato per nascita alla carriera ecclesiastica in quanto figlio cadetto, ma la prematura morta del fratello Ludovico gli impose importanti cambiamenti, venne quindi indirizzato allo studio delle lettere e delle armi. Alla morte del padre, nel 1553, ereditò un ducato devastato, un campo di battaglia dove si scontravano francesi e spagnoli e proprio quell’anno era stato occupato da Enrico II re di Francia.

Emanuele Filiberto aveva iniziato a soli 15 anni la vita politica e militare al servizio dello zio Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, diventato poi Carlo I re di Spagna. L’intento del giovane duca di Savoia era chiaro, voleva liberare le sue terre dall’invasore francese. Per questo partecipò, con incredibile ardore ad alcune battaglie imperiali sotto il comando di Maurizio di Sassonia. Eseguì gli ordini con tale tempestività e precisione da essere determinante per le vittorie finali e negli anni prese parte a numerose battaglie che gli fecero guadagnare i gradi di Comandante supremo dell’esercito Imperiale.

La sconfitta decisiva dei Francesi a San Quintino, pose fine alla guerra franco-spagnola e il conseguente trattato di pace di Chateau-Cambrésis del 1559 premiò Emanuele Filiberto con la restituzione dei suoi stati, escluso il territorio ginevrino a cui venne riconosciuta l’indipendenza. Per rafforzare la pace Il duca di Savoia sposò Margherita di Francia, figlia del re Francesco I. Nel 1574 riuscì a ottenere dalla Francia le città di Savigliano e Pinerolo e l’anno successivo la Spagna cedette Asti e Santhià. Provò anche ad acquisire, senza riuscirci, i marchesati di Monferrato e Saluzzo, che rimasero saldamente in mano ai Gonzaga e ai francesi.

Emanuele Filiberto centralizzò il controllo finanziario in un’unica Corte dei Conti, impose la lingua italiana e il 7 febbraio 1563 trasferì la capitale da Chambéry a Torino. Anche in campo religioso, pur applicando i decreti del Concilio di Trento, non rinunciò a difendere i diritti dello stato contro le ingerenze della chiesa e, con la pace di Cavour del 1561, concesse ai Valdesi delle valli alpine una relativa libertà di culto.

Il duca Testa ‘d Fer morì a Torino il 30 agosto 1580 di cirrosi epatica, conseguenza dell’abuso di vino a cui era solito. Lasciò al suo erede uno Stato ormai saldo, avviato a svolgere il ruolo di ago della bilancia nelle vicende europee dei secoli successivi. Venne sepolto nella cattedrale di Torino e spostato nella Cappella della Sindone solo 300 anni dopo.



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