15 luglio 2017

Battaglia dell’ Assietta, nascono i bogianen

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“Piemontesi bogianen”. Un’accezione che parrebbe negativa, a significare posapiano, poco propenso ai cambiamenti. Nulla di più sbagliato. E’ la storia che lo insegna. Scopriamolo insieme.

 E’ il 19 luglio 1747 e si combatte la battaglia dell’Assietta. In questo stesso giorno viene coniato il termine Bogia nen, termine entrato nel linguaggio comune e identificativo dei piemontesi.

La battaglia dell’Assietta è l’ultimo importante episodio della Guerra di Successione a Vienna e vede contrapposti l’impero Austriaco alleato con il piccolo Regno di Sardegna contro Francia e Spagna.

Il conflitto, che coinvolge quasi tutte le case regnanti europee, ebbe inizio nel 1713 per i dissidi sorti sui diritti di successione del Sacro Romano impero: l’Imperatore Carlo VI, che non aveva avuto figli maschi, decise di abolire la “Lex salica” e con un editto designò erede al trono la figlia primogenita Maria Teresa.

L’editto non fu però riconosciuto da tutti i sovrani d’Europa e alla morte dell’Imperatore scoppiò il prevedibile e inevitabile conflitto fra i due schieramenti.

Il 19 luglio 1747 il Piemonte, alleato degli austriaci, sosteneva Maria Teresa, mentre si opponevano alla sua ascesa i francesi alleati con la Spagna.

Quel giorno la battaglia fra Austro-Piemontesi e Francesi fu cruenta, con un elevato numero di soldati morti e feriti. I due battaglioni quello spagnolo, che doveva essere presente a fianco di quello francese, non arrivarono mai all’Assietta, sebbene fossero presenti già da qualche giorno a Bardonecchia: in realtà i soldati si smarrirono tra le montagne.

I Francesi in un primo tempo avevano pensato di invadere il piccolo Regno di Sardegna attraverso la Val Susa e la Val Chisone, ma furono dissuasi dalle massicce difese del Forte di Exilles e da quello di Fenestrelle, edificati da Carlo Emanuele III. L’unico passaggio non difeso, e senza particolari difficoltà di percorso, sembrava, quindi, quello del Colle dell’Assietta.

Re Carlo Emanuele III aveva però previsto che i Francesi avrebbero tentato quella via e fece predisporre al Colle grandi opere di rinforzo e trinceramenti, inviando circa 7.500 uomini comandati dal Conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio.

La strategia dell’invasore, molto più forte per numero di uomini e mezzi, era chiara: attaccare su due fronti, sfondare la Testa dell’Assietta e tagliare la via della ritirata alle truppe piemontesi sul Gran Serin: una trappola, una tenaglia in cui i nostri sarebbero stati schiacciati senza alcuna possibilità di fuga.

Ben presto la difesa del Gran Serin divenne problematica e il Conte di Bricherasio ordinò al ten. col. Paolo Navarino, Conte di San Sebastiano, che era impegnato nella difesa della Testa dell’Assietta, di ritirare le truppe verso il Gran Serin per portare rinforzi. Il Conte di San Sebastiano rifiutò più volte l’ordine di abbandonare la posizione e pronunciò la famosa frase: “Nojàutri i bogioma nen da si”, cambiata col tempo in “Bogia nen!”

La fortuna e la testardaggine arrisero ai Piemontesi che videro dileguarsi le truppe francesi oltre il confine e conseguirono una memorabile vittoria, senza la quale il Regno di Sardegna sarebbe stato cancellato per sempre.

Ancora oggi è possibile assistere alla rievocazione storica di quella Battaglia: i colpi di mortaio echeggiano per tutto il giorno sul Colle dell’Assietta e i figuranti, vestiti di tutto punto, sono impegnati nelle stesse manovre e strategie che caratterizzarono la vittoria.

La frase “bogia nen!” è diventata quindi un modo di dire, un identificativo dato in un primo tempo ai soldati piemontesi, poi alla popolazione.

Negli anni ha però assunto un’accezione negativa e fuorviante, riferito a un immobilismo inerte, a una sorta di diffidenza nei confronti delle novità, dei cambiamenti. In realtà il significato di “bogia nen” è ben preciso e tutt’altro che negativo: di fronte a qualsiasi difficoltà i Piemontesi non indietreggiano e se non si può combattere è obbligatorio resistere!

PATRIZIA DURANTE



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