11 luglio 2018

LUGLIO 1943, TORINO SOTTO I BOMBARDAMENTI

bombe

Notte del 13 luglio 1943. Le sirene dell’allarme suonano quando già il rombo degli aerei e la luce delle esplosioni riempie il cielo.

Quella notte, il 13 luglio 1943 alle ore 1.30, Torino fu annientata dal più intenso e lungo bombardamento che avesse mai colpito l’Italia dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale.

I torinesi furono sorpresi nel sonno e il risultato di 75 minuti di violento attacco aereo fu catastrofico.

Quella notte più di 250 aerei bombardieri sorvolarono la città e scaricarono prima ordigni dirompenti che squarciarono tetti, muri e finestre e polverizzarono interi edifici, poi lasciarono cadere bombe incendiarie in una tattica di distruzione assoluta: il fuoco impedì l’immediato avvicinarsi dei soccorritori, tenuti a debita distanza da muri di fiamme e calore. La difesa tardiva e inutile della contraerea riuscì ad abbattere solo 13 bombardieri.

Il destino di Torino era strettamente legato all’avanzata delle truppe americane in Sicilia. Secondo i piani dell’Inghilterra un grosso centro del nord Italia avrebbe dovuto fare da contraltare all’azione degli Alleati. In un primo tempo era stata presa in considerazione l’idea di colpire il nodo ferroviario di Bologna, vero punto nevralgico per il trasporto degli approvvigionamenti militari verso le regioni del sud, ma l’eccessiva distanza dalle basi aeree inglesi, fece spostare l’obiettivo  del Bomber Command su Torino che come prima capitale d’Italia rappresentava ancora un obiettivo simbolico.

Il bombardamento finì alle 2.45 e i piani prestabiliti furono rispettati. Furono sganciate 413 bombe dirompenti, migliaia di ordigni incendiari, per un totale di 763 tonnellate di esplosivo. 8 bombe da 8000 libre e ben 203 da 4000.

Morirono 792 persone e 914 furono i feriti, l’ultima salma venne recuperata due mesi dopo il bombardamento.

Non venne risparmiato nulla, il fragore delle esplosioni e i bagliori degli incendi furono avvertiti a decine di chilometri.

Il risultato dell’incursione fu devastante.

Non ci fu un quartiere che non ebbe almeno un palazzo colpito, ma i danni maggiori si concentrarono nella parte nord-est della città, ridotta a un unico e immenso cratere. Nel quadrilatero compreso tra il fiume Po, corso Vittorio Emanuele, corso Valdocco e corso Novara, ci furono ben 54 dei 58 gravissimi crolli.

La confusione del giorno dopo fu incredibile. Sopravvissuti e soccorritori assistettero a scene fuori da ogni immaginazione, rese ancora più drammatiche da centinaia di immensi incendi che perdurarono per una decina di giorni. Il fumo acre e denso intralciava l’opera dei soccorritori che, incuranti del perdurare dell’offensiva aerea, giunsero da tutte le provincie del Piemonte e dalla Valle d’Aosta per dare aiuto alla popolazione.

I danni al patrimonio artistico furono notevoli. Danneggiati Palazzo Reale, Palazzo Chiablese, Palazzo Lascaris, tutte le piazze e le vie del centro storico, l’Università di via Po, molte scuole. Persino il Cimitero Generale fu colpito e le bare scoperchiate. Non fu risparmiato neppure il Cottolengo dove morirono 5 persone. La stessa sorte toccò alle maggiori industrie: La FIAT Mirafiori, la CEAT, le Officine Savigliano, la SNIA Viscosa, il GFT, la Schiapparelli, gran parte degli uffici pubblici, e ancora istituti religiosi e chiese, caserme, teatri, cinema e case di cura. Ma il danno maggiore fu riscontrato nelle civili abitazioni, sia per l’elevato numero di edifici distrutti o danneggiati, sia per l’altissimo numero di vittime.

La città rimase paralizzata per diversi giorni, mancava la luce, le tubature dell’acqua erano interrotte o danneggiate ed era vietato adoperare il gas per evitare il rischio di gravi incidenti, i mezzi pubblici erano fermi e si sconsigliava la circolazione di quelli privati. La popolazione fu allertata dal Regio Prefetto contro il pericolo delle bombe ad azione ritardata che riuscirono comunque a seminare panico e ad aggiungere qualche vittima

I “Gangster”, così erano soprannominati gli inglesi nei titoli de La Stampa del 14 luglio, avevano picchiato duro.

La guerra è guerra, diceva qualcuno. Ma i torinesi, in quei giorni, proprio non capivano l’attacco feroce e la distruzione del patrimonio artistico e culturale della loro città. Torino, di fatto, non aveva nessun valore strategico, quindi il bombardamento fu giudicato soltanto un ingiustificato atto di forza.

 

                                                                                                                      PATRIZIA DURANTE



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