25 settembre 2007

Studente deriso suicida, Procura Torino archivia inchiesta

Si è conclusa con una archiviazione l’inchiesta della Procura di Torino sul suicidio di Matteo, lo studente di 16 anni dell’Istituto tecnico commerciale “Sommeiller” di Torino che, sentendosi deriso ed emarginato dai compagni perché studioso, lo scorso 3 aprile si è lanciato nel vuoto dal quarto piano del suo alloggio. Non sono emerse ipotesi di istigazioni al suicidio. Si tratta tuttavia di una tragedia maturata a scuola, dove solo una volta, nel 2005, il giovane trovò il coraggio di aprirsi con un insegnante: “Mi deridono per i voti troppo alti. Mi danno del gay, mi chiamano Jonathan” come un eccentrico personaggio del reality “Grande Fratello”. Gli ispettori del Ministero dell’Istruzione, inviati subito dopo il suicidio, non avevano rilevato responsabilità fra il corpo insegnante. Così come gli accertamenti giudiziari condotti dal pm Paolo Borgna hanno escluso colpe fra i compagni di scuola. Non essendoci un’inchiesta vera e propria, in assenza di notizie di reato, il pm ha svolto solo atti dovuti successivi alla segnalazione dell’episodio da parte dei carabinieri, sentendo la mamma del ragazzo, i coetanei e gli insegnanti. Matteo era il secondo dei tre figli che la signora Priscilla, 50 anni, filippina, collaboratrice domestica, ha avuto da un agricoltore di Buttigliera d’Asti, sposato nel 1989 e dal quale si è separata nel 1999. Matteo pativa questa situazione familiare. Aveva la carnagione olivastra, i tratti esotici, un carattere dolce, il sorriso mite e i modi cortesi, quasi effeminati. Matteo era iscritto alla II B del Sommeiller, uno dei centri di formazione più prestigiosi della città, situato nell’elegante quartiere della Crocetta. Il giorno del suicidio era rimasto a casa: “Mi sento stanco, vorrei dormire un po’ e studiare in camera”. Priscilla era uscita per una visita medica, nell’appartamento c’era il figlio maggiore. Matteo si gettò nel vuoto. Lo portarono in ambulanza all’ospedale Cto, ma non c’era più niente da fare. Nell’alloggio aveva lasciato due biglietti poi prelevati dai Carabinieri: in uno si scusava con i genitori, nell’altro, scritto nel perfetto italiano di uno studente modello, descriveva il suo disagio. “Non mi sento integrato, non mi sento accettato, mi sento diverso”.



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