Anno Giudiziario: mancano fondi per la giustizia
Basta con le mortificazioni dei magistrati e avanti, invece, con una riforma che tocchi i veri problemi della giustizia, per restituire ai cittadini la fiducia nell’istituzione. È l’appello che il pg Giancarlo Caselli lancia da Torino all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Una cerimonia sobria, quella subalpina, senza rappresentanti del governo e senza attacchi plateali al portavoce del ministro (un ispettore generale), che ha letto un sunto della relazione del Guardasigilli. Caselli, dunque, è stato l’unico grande protagonista – anche se il record degli applausi a scena aperta è andato al presidente piemontese dell’Anm, Gianfranco Burdino – e ha condito il suo intervento con una raffica di battute ad effetto. Il progetto di modifica dell’ordinamento giudiziario? “Una grande occasione sprecata” che trasforma la carriera dei magistrati in un “concorsificio”. I finanziamenti erogati dal Ministero? Non bastano più, mentre “non risulta che chi delinque si ponga problemi di bilancio”. E dove andremo a finire? Nascerà una nuova formula processuale: “assolto per mancanza di fondi”. Il denaro è la croce della giustizia piemontese. Non ci sono soldi per i codici nuovi, per le toghe ai magistrati onorari, per l’appalto del servizio di registrazione delle udienze del tribunale di Torino (una delle aziende ha cessato del tutto questo ramo di attività licenziando pure i dipendenti), persino per stampare e distribuire la relazione preparata dal pg per l’anno giudiziario. E poi, gli organici: ad Alessandria manca il 48% del personale amministrativo previsto, a Tortona e Verbania il 45%, mentre nella sede dei giudici di pace di Perosa Argentina e Santo Stefano il vuoto tocca il 100%. Mancavano gli avvocati iscritti alla Camera Penale “Vittorio Chiusano”, oggi, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Torino. Il consiglio direttivo, infatti, ha aderito all’invito dalla giunta nazionale dell’Unione camere penali a non partecipare. Il forfait, si legge in una nota, è motivato dal “formalismo e dall’anacronismo” dell’appuntamento, nel quale, peraltro, non si assicura sufficiente visibilità ai penalisti rispetto al ruolo che vi ha il Procuratore Generale.