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16 novembre 2005

Delitto Cogne: al via il processo d’appello

Tutti in piedi, entra la corte. Sono circa le 11 e in un aula sotterranea del tribunale di Torino si apre il processo d’appello contro Anna Maria Franzoni, accusata dell’omicidio del figlio di 3 anni, Samuele Lorenzi. Il presidente Romano Pettenati, un giudice a latere e sei giudici popolari devono decidere se confermare o modificare la sentenza di primo grado emessa dal gup di Aosta, la condanna a 30 anni di carcere. L’aula è gremita di giornalisti, oltre 100 gli accrediti rilasciati, ma fuori sono restate telecamere, fotografi e videotelefonini. Il dibattimento si è aperto con una relazione del giudice togato che ha ripercorso tutte le vicende dell’inchiesta. A quel punto per la corte la scelta: se decidere allo stato degli atti, cioè soltanto sulle carte già acquisite in questi quasi 4 anni di inchiesta o se riaprire l’istruttoria. Lo ha chiesto il difensore Carlo Taormina ma anche la pubblica accusa, rappresentata da Vittorio Corsi che nell’udienza di oggi ha chiesto una nuova perizia psichiatrica sulla mamma di Samuele. I giudici dovranno decidere se accogliere o respingere questa richiesta. Si pronunceranno lunedì prossimo, all’apertura della seconda udienza. E lunedì, ancora una volta, c’è da scommettere, arriveranno a centinaia, come oggi, per vedere in faccia quella mamma che divide l’opinione pubblica, scavare il suo sguardo e capire: colpevole o innocente. Un’attenzione morbosa al processo mediatico più clamoroso degli ultimi anni, che ha spinto 150 giornalisti e altre centinaia di persone comuni fin dalle prime ore del mattino di oggi ad affollare l’ingresso del Palazzo di Giustizia di Torino, pronti a lanciare l’assalto alle prime panche dell’aula 6. Troppi per quell’aula. Col consenso del Tribunale e dei legali della Franzoni sono entrati solo i giornalisti, e una sessantina di curiosi. Costrette a rimanere fuori molte delle persone assiepate di fronte ai cancelli. “Mi appello al senso di civiltà di chi assiste” ha esordito il presidente del tribunale Pettenati. E quando è la volta dell’avvocato difensore, Taormina insiste: “Chiedo che la mia assistita venga interrogata”. Col consenso del pm, fa acquisire agli atti le nuove prove: a partire da quel video della discordia, girato dai Carabinieri la mattina del delitto nella villetta di Cogne. “Anna Maria è abbastanza serena – racconta il suocero – questo mi sembra il vero processo”. Il sipario si riaprirà lunedì prossimo.



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