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16 febbraio 2004

Ancora un calciatore morto per morbo di Gehrig

Morire a 31 anni, morire, forse, a causa del calcio. Nei giorni dello sgomento per la tragedia di Pantani, un’altra morte scuote lo sport e il calcio in particolare. È la prematura scomparsa di Lauro Minghelli, giocatore di 31 anni; un passato nelle giovanili del Toro, a fianco di Bobo Vieri, poi nell’Arezzo, in serie C. È stato ucciso dal morbo di Lou Gehrig, cioè la sclerosi laterale amiotrofica che distrugge progressivamente i neuroni, quindi i muscoli: in Italia sono già stati accertati 34 casi di morte dovuta sicuramente a questa sindrome, 16 di queste persone decedute sono ex calciatori, un’altra trentina di ex giocatori ne soffrono, ed è per questo che il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello sta da tempo indagando per capire se l’insorgenza di questa malattia sia legata all’assunzione di farmaci o a particolari modalità di allenamento. Anche Minghelli era sfilato davanti al procuratore di Torino per raccontare la sua vicenda calcistica e aveva giurato di non aver mai assunto sostanze dopanti. Ma certo questa serie di morti premature ha dell’assurdo e del preoccupante. Minghelli è morto fra le braccia di Serse Cosmi, il tecnico del Perugia, che lo aveva allenato nell’Arezzo e che oggi piange la scomparsa di un fratello e dice: “Non esistono sconfitte sportive paragonabili a questi drammi della vita”.



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