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17 febbraio 2004

Appello di Salizzoni contro doping nel ciclismo

Un ciclista su 2 fa uso di sostanze dopanti: una maldicenza? un’invenzione? Tutt’altro, a dire del presidente della commissione antidoping della Federazione ciclistica, Mauro Salizzoni: “Lo scorso anno in un’indagine a campione su 180 atleti il 50 per cento dei ciclisti dilettanti è risultato positivo all’Epo…” L’eritropoietina, da tutti conosciuta come Epo, è la sostanza che stimola il midollo osseo a produrre più globuli rossi che portano ossigeno ai muscoli, è in grado di aumentare fino al 20 per cento la potenza di un corridore. È la sostanza usata da Pantani. “Un grande campione, ma evidentemente per restare a quei livelli doveva anche lui usare qualche sostanza….” ricorda Salizzoni. L’eritropoietina la usano i grandi per mantenere i primati, quei risultati che significano soldi, successo, notorietà, ma è anche diffusissima fra i dilettanti, fra coloro che sperano di fare il salto di qualità ed entrare nel giro del grande ciclismo. Ma cosa si rischia con l’Epo? “Il sangue continua a produrre globuli rossi, si rischia l’infarto, oppure l’embolia…”. Il mondo del ciclismo è conscio di questi rischi, per questo quella ciclistica è l’unica Federazione che applica i controlli a tappeto anche fra i dilettanti, ma per Salizzoni è necessario non solo la certezza della pena, ma anche una svolta culturale: “Capire il vero significato dello sport, è bello vincere ma non si può fare qualunque cosa per raggiungere la vittoria”.



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