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13 marzo 2004

Sotto sequestro opere del Canova a casa Agnelli

La Guardia di Finanza nella villa dove viveva Gianni Agnelli. Sembra quasi una profanazione. Nulla a che vedere con la Fiat o con le attività finanziarie del compianto Avvocato, morto un anno fa. La visita degli uomini delle Fiamme Gialle è da collegarsi con una delle passioni di Giovanni Agnelli, l’amore per il bello e per l’arte in particolare. L’arte di Antonio Canova lo affascinava: la conferma è in alcune statue di sua proprietà esposte alla pinacoteca del Lingotto. Molti anni fa l’Avvocato acquistò 4 bassorilievi del Canova raffiguranti la vita di Socrate e li fece installare nella sala del cinema della sua villa. Quei gessi erano rimasti fino al 1971 in villa Franchetti di Preganziol, nel Trevigiano. In quell’anno con il passaggio della villa all’amministrazione provinciale di Treviso, il barone Franchetti cedette i bassorilievi. Attraverso un giro di antiquari quei capolavori furono acquistati negli anni ’90 da Agnelli. E veniamo ai giorni nostri: il presidente della provincia di Treviso, Luca Zaia, l’anno scorso va all’attacco: quei gessi del Canova di inestimabile valore debbono tornare a villa Franchetti, parte una denuncia alla Procura con le indagini dei finanzieri che stamattina si presentano a villa Frescot, la casa degli Agnelli sulla collina torinese, e pongono sotto sequestro le 4 opere d’arte. La famiglia Agnelli è estranea a qualsiasi accusa, collabora con gli inquirenti, dicono i suoi legali, ma non appare per nulla intenzionata a mollare i gessi del Canova, anzi ricorrerà al tribunale della libertà contro il sequestro. E intanto li conserva come custode giudiziario.



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