23 marzo 2004

Sindaco Ivrea offre possibilità a maestra con velo di finire stage

A Samone (Torino), il giorno dopo il caso della donna di origine marocchina, Fatima Mouayche, a cui è stata negata la possibilità di frequentare uno stage presso un asilo nido perché aveva il capo coperto dal chador, il velo islamico, le polemiche non si attenuano. “Se quelli di Samone non vogliono la donna con il chador – dice il sindaco di Ivrea, Fiorenzo Grijuela – potrà completare il corso in uno dei nostri asili nido, dove già altre ragazze musulmane prestano la loro opera al servizio della comunità eporediese”. Dal 29 marzo Fatima potrà iniziare il suo tirocinio come educatrice d’infanzia all’asilo “Olivetti”, dove vi sono 120 bimbi. Fatima Mouayche, intanto, ha lasciato la sua casa di Montalto Dora (Torino) per sfuggire all’assalto dei giornalisti, ma, prima di far perdere le proprie tracce trovando rifugio a casa di amici, avrebbe detto che lei il velo, durante le lezioni, se lo sarebbe anche tolto. “A noi non è mai stato comunicato questo – sostengono Cristina Ferrari e Miriam Meli, le due direttrici della struttura di Samone – non abbiamo respinto la signora Fatima perché di origine marocchina, abbiamo solamente chiesto che durante le ore di lezione non indossasse il chador. Di sicuro non torneremo indietro, anche perché oggi abbiamo avuto la solidarietà del sindaco di Samone, Maurizio Giovano, e della sua giunta, ma anche della quasi totalità della mamme dei 35 bambini che frequentano l’asilo”.



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