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02 gennaio 2003

Minghella: il serial killer che si proclama innocente

“Sono innocente”. Que­sta frase Mauri­zio Minghella l’ha ripetuta per anni, decine di vol­te. Fin dal giorno del primo arresto, a Genova, nel 1978. Accusato di aver as­sas­sinato cinque ra­gaz­ze, prostitute co­nosciute in discoteca. I corpi, seviziati, era­no stati abbandonati nei boschi. Sulle sal­me scritte sgrammaticate inneggianti alle Bri­gate Rosse, per cer­care di sviare le in­dagini. Lui, che all’epoca era un ragazzo di 20 anni, dapprima confessò, poi ritrattò e si difese dicendo di essere vittima di un errore giudiziario. Tutto inutile. Venne riconosciuto colpevole di 4 di quei delitti che per sei mesi avevano terrorizzato Genova e l’intera Liguria. Lui, amante delle discoteche tanto da essersi guadagnato il soprannome di John Travolta della Valpolcevera, continuò la sua battaglia giudiziaria dal carcere di Porto Azzurro (Livorno), sperando nella revisione del processo. Dopo 12 anni la sua buona condotta gli valse la semilibertà. Sembrava sincero il suo tentativo di rifarsi una vita. Trasferitosi a Torino si sposò ed ebbe un figlio, cominciò a lavorare in una comunità di recupero. Lo scorso an­no però la doccia fredda: un nuovo arresto per l’aggressione a una prostituta. Poi nuove accuse di omicidio per la morte di quattro prostitute uccise proprio nella zona di Torino. Anche stavolta Minghella – ormai 44enne- si è dichiarato innocente, ha iniziato uno sciopero della fame e – per protesta – aveva praticamente rinunciato a di­fendersi nel processo, tuttora in corso; anche la ma­dre e i parenti han­no continuato a stargli vicino e a credere nella sua innocenza.



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