30 luglio 2003

Telekom Serbia: primo interrogatorio per Igor Marini

Cinque ore per l’interrogatorio di garanzia di fronte al gip Francesco Gianfrotta e soltanto pochi minuti di fronte ai pm torinesi guidati dal procuratore capo Marcello Maddalena. Giusto il tempo per comunicare la volontà di non rispondere alle loro domande. Igor Marini non finisce di sorprendere: ribadisce tutta la sua versione dei fatti al gip e poi si avvale della facoltà di tacere davanti ai magistrati che indagano sull’affaire Telekom Serbia. “Ma ci sono anche altri importanti sviluppi della vicenda, sviluppi che per ora non posso dire per non svelare il segreto istruttorio” dice il suo difensore, avvocato Luciano Randazzo. Il legale lascia capire però che Marini ha altri nomi da fare, personaggi – politici e non – coinvolti nel giro di presunte tangenti pagate nell’ambito dell’acquisizione da parte di Telecom Italia del 29 per cento di Telekom Ser­bia: “A me quei nomi li ha fatti ed ora intende annunciarli alla Com­missione Parlamen­ta­re d’Inchiesta che pre­stissimo ascolterà nuo­vamente Igor Marini” aggiunge Randazzo. Quindi – per Marini – non soltanto Cico­gna, Ranocchio e Mor­ta­del­la, cioè gli ex ministri Fassino e Dini e l’ex pre­sidente del Con­si­glio Prodi sarebbero coinvolti nel giro di tan­genti – i tre politici hanno già smentito più volte e denunciato Marini per calunnia – ma ci sarebbero anche altri personaggi. “È sottoposto ad un regime di altissima protezione – dice il suo av­vocato – ha su­bito mi­nacce di morte anche recentemente in Sviz­ze­ra, quindi significa che qualcuno ha paura delle sue rivelazioni”. Oggi non ha prodotto nulla di nuovo. Il suo legale ha chiesto la concessione degli arresti do­miciliari, an­che perché Marini ha ribadito di non avere più nulla da dire ai ma­gistrati.



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