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25 gennaio 2025

Anno giudiziario, a Torino eversione e delinquenza minorile

Anche a Torino, come nel resto d’Italia, prende corpo la protesta dei magistrati contro la riforma della giustizia progettata dal governo. Alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, le toghe lasciano l’aula nel momento in cui prende la parola la rappresentante del Ministero, mentre il presidente della Corte d’appello, Edoardo Barelli Innocenti, sottolinea che “i giudici non devono fare politica e i politici non devono fare i giudici”. Ma poi, come di consueto, l’obiettivo si focalizza sulla situazione del distretto del Piemonte e della Valle d’Aosta, dove i tribunali
sono falcidiati dalla mancanza di personale amministrativo (“dal 20 al 50%”), dove i giudici di pace, a Torino, sono praticamente alla paralisi e dove c’è una sede, quella di Ivrea, che ormai secondo Barelli Innocenti è addirittura “senza speranza”. Il procuratore generale, Lucia Musti, si sofferma sull’andamento della criminalità: a cominciare dalla ‘ndrangheta, capace di beneficiare della complicità di quei cittadini piemontesi che vi fanno affari sul principio che “pecunia non olet”, e dalla delinquenza giovanile, che “non è meno grave di quella del Meridione”. Ma l’accento, secondo il magistrato, cade sull’attivismo della galassia anarchica e antagonista, che ha reso Torino “capitale dell’eversione di piazza” per le violenze durante i cortei. E addirittura, secondo Enrico Aimi, rappresentante del Csm, si rischia “un ritorno agli anni di piombo”.



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