29 luglio 2008

Delitto Cogne: le motivazioni della Cassazione

La mattina del 30 gennaio del 2002, Anna Maria Franzoni uccise con “razionale lucidità” il figlio Samuele di 3 anni. L’atrocità del delitto e i 17 colpi inferti al bambino, che tentò disperatamente di difendersi dalla furia omicida della mamma coprendosi il capo con la manina sinistra, fanno si, che la sentenza non meriti alcuna censura. La pena di 18 anni, ridotta a 16 per l’indulto è giusta. I giudici della prima sezione penale della Cassazione, non lasciano dubbi: l’assassina di Cogne è Annamaria Franzoni. “Vorrei avere un altro figlio che assomigliasse a lui. Samuele non lo vedrò crescere (..) gli hanno tolto la vita e spero di sapere chi, come, e quando lo troveranno di chiedere il perché… forse mi aiuterà a capire un pò di più di quello che sto capendo adesso”. A due mesi dall’omicidio di Samuele, Anna Maria, spiegava alle telecamere che avrebbe voluto parlare con l’assassino, per capire. Smontata la versione dei vicini pericolosi, del killer venuto dal freddo, dalle montagne valdostane. A scatenare la rabbia di Anna Maria sarebbe stato un capriccio di Samuele. L’unica motivazione plausibile per uccidere “d’impeto” un bambino normale, amato e coccolato. Un bambino per il quale Anna Maria nutriva delle paure ingiustificate sullo sviluppo del figlio, tanto da presagirne una morte prematura. Dentro al pigiama, macchiato di sangue, ritrovato sotto il piumone c’era lei e a impugnare l’arma del delitto – scrivono i giudici – era la mamma. Un’arma che non si è trovata, ma che può essere stata ripulita e rimessa a posto nella villetta di Cogne. Una morte “propiziata da una circostanza occasionale”, conclude la Cassazione. Anna Maria Franzoni, dal carcere di Bologna, continua a professarsi innocente.



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