30 aprile 2009

Fiat ridà vita a Chrysler; Marchionne, momento storico

L’annuncio ufficiale arriva qualche minuto dopo le 18 italiane. Le parole, che chiudono un’attesa lunga trenta giorni, le pronuncia il presidente Barack Obama: l’accordo tra la Fiat e la Chrysler è fatto. “È un momento storico per la Fiat e per tutta l’industria italiana”, commenta l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, protagonista del negoziato. L’intesa, grazie alla quale nascerà la sesta casa automobilistica mondiale, salva 30.000 posti di lavoro e consente alla casa torinese l’ingresso nel mercato americano dove porterà i suoi modelli di successo, tra i quali l’Alfa Romeo e la Cinquecento. Insieme, Fiat e Chrysler produrranno l’auto pulita e i motori verdi in America. La casa di Detroit sarà sottoposta ad una “bancarotta chirurgica” che durerà fra i 30 e i 60 giorni, resa necessaria dal mancato accordo con i piccoli creditori sulla ristrutturazione del debito, e definita dal presidente Obama “veloce ed efficiente”. Il governo Usa sosterrà l’operazione con un esborso pari a circa 3,3 miliardi di dollari, ma è pronto anche a un prestito da 4,7 miliardi. La casa torinese non potrà comunque diventare l’azionista di maggioranza finché i prestiti del governo Usa non verranno completamente restituiti. I vantaggi vanno all’intero gruppo, a partire dagli stabilimenti italiani. Le reazioni sono molto positive. “L’intesa è motivo di orgoglio” per il ministro dello sviluppo Scajola: “una Fiat più forte all’estero sarà più forte anche in Italia”. Il presidente della Fiat Luca di Montezemolo aveva definito questa fase economica come un match di pugilato, in cui le regole alla fine sono semplici: vince chi resta in piedi. E per restare in piedi e vincere Fiat ha puntato prima a una serie di alleanze e poi a espandere la capacità produttiva tramite acquisizioni. Si parla di accordo “storico”, Marchionne viene definito “straordinario” e il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non manca anche lui di sottolineare con “grande soddisfazione” il motivo di “orgoglio” che quest’intesa “giustamente” rappresenta. E che, aggiunge il premier, “rappresenta un’ulteriore testimonianza delle forti relazioni economiche e commerciali tra Italia e Stati Uniti ed è una dimostrazione tangibile dell’impegno comune dei due Paesi nel fronteggiare l’attuale difficile congiuntura economica internazionale”.



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