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11 giugno 2007

Postolimpico: Tessore e Olympic Park, critiche immotivate

“Non è vero niente, Torino e provincia non solo non sono arretrati in campo turistico, ma stanno facendo grossi passi in avanti anche se la strada è in salita, ma così è stato in quasi tutte le città postolimpiche e pure nella mitica Barcellona, che per i primi 2 o 3 anni dopo le gare l’ha vista brutta”. Rispondono così i responsabili del postolimpico a Torino, alle critiche mosse nei giorni scorsi. Sono molto amareggiati, per non dire peggio, i vertici del Top (Torino Olympic Park), che ha raccolto il testimone del Toroc, per i dati assai critici nei confronti del turismo dopo le Olimpiadi resi noti due giorni fa dal Comitato Giorgio Rota e che parlano di un deficit turistico e di una profonda crisi alberghiera. “Molto è da fare, ma molto stiamo facendo – ha aggiunto Paolo Bellino, direttore del Top – e i dati parlano chiaro. Non abbiamo mai chiuso un solo impianto e abbiamo in programma nei prossimi anni davvero tanti grandi eventi, come ormai tutti sanno”. “E questo grazie al fatto che gli hotel a Torino sono aumentati – ha aggiunto Livio Besso Cordero, presidente di Convention Bureau – erano 213 nel 2004, ora sono 229, anzi 255 nell’area metropolitana, cosa che ci permette di partecipare al mercato congressuale che chiede grandi alberghi e di qualità”. “Certamente gli albergatori stanno soffrendo – ha riconosciuto il vicepresidente Top Elda Tessore – ma bisogna tener duro, perché è passato solo un anno dai Giochi e c’è molta carne al fuoco. C’è aria di scetticismo a Torino, è come se si fosse tornati alla Torino prima delle Olimpiadi. Non è quello di cui abbiamo bisogno”.



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