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28 luglio 2007

Tav: ombre mafiose sugli appalti

Non è ancora sicuro che la si faccia né quale percorso potrà avere, ma l’ombra inquietante delle cosche mafiose già si estende sulla Tav. E a dirlo non è soltanto la vox populi. Lo afferma a chiare lettere la Direzionale Nazionale Antimafia nella sua ultima relazione. Un allarme esplicito. Gli appalti per i cantieri dell’alta velocità sono a rischio di infiltrazione della ‘ndrangheta. 18 i clan calabresi censiti dalle forze dell’ordine che starebbero spostando i propri interessi. I Belfiore, i Marando, i Macrì, gli Ursino sono soltanto alcune delle famiglie sotto la lente degli investigatori: famiglie presenti fin dagli anni ’50 in Piemonte e che recentemente hanno aperto – tramite prestanomi – imprese edili e di movimento terra supportate da forti capitali, con agganci con la malavita rumena, pronte a concorrere per gli appalti miliardari per la realizzazione dell’Alta Velocità. Riciclaggio di denaro sporco, controllo del mercato del lavoro, grossi finanziamenti pubblici sono bocconi troppo ghiotti. E allora, basta coi traffici di droga, ora si punta alle grandi opere. Nel mirino degli investigatori la tratta di alta velocità fra Torino e Milano, 86 chilometri già attivi, altri 36 da completare, un’opera da 7.800 milioni di euro. Un boccone che non può non far gola a capiclan della seconda generazione – dicono gli esperti dell’antimafia – che riciclano i proventi del traffico di droga del passato allungando i tentacoli della piovra sulle opere strategiche del nordovest e del Piemonte, in particolare.



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