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03 agosto 2007

Anche la lettura della mano per scoprire i delinquenti clandestini

La tecnica dei clandestini di bruciarsi i polpastrelli con acidi o con carta vetrata per sfuggire a controlli e identificazioni sta creando non pochi problemi alle forze dell’ordine. “Siamo in difficoltà nei riconoscimenti specie dei recidivi” dice il comandante dei Carabinieri di Torino, colonnello Antonio De Vita. Come fare a riconoscere e identificare le persone che vengono fermate? Ovunque si procede con le classiche foto segnaletiche, ma a Torino si sta sperimentando un nuovo metodo, la cosiddetta lettura della mano. Per carità, non ci troviamo di fronte a Carabinieri chiromanti, ma a qualcosa di molto più scientifico. “Fotografiamo i palmi delle mani e li archiviamo, non leggiamo la mano ma i palmi sono riconoscibilissimi…” aggiunge De Vita. Pare che sui palmi delle mani non si possa intervenire con bruciature o abrasioni varie. Ma soprattutto le cosiddette linee del cuore o della vita non segnano solo il destino di una persona – per chi ci crede – ma rappresentano impronte di pari esclusività (ogni individuo le ha diverse da un altro) e di pari valore rispetto a quelle digitali dei polpastrelli. Insomma, né zingare né chiromanti, ma investigatori che con software sofisticati sanno inchiodare delinquenti senza impronte.



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