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09 agosto 2007

Ubriaco alla guida uccise ragazza: Riesame lo scarcera

È omicidio colposo, non doloso. Per questo motivo il Tribunale del Riesame ha disposto gli arresti domiciliari per Corrado Avaro, 30 anni, l’uomo che, ubriaco, il 15 luglio scorso, a San Secondo di Pinerolo (Torino), guidando ad alta velocità, travolse e uccise la sedicenne Claudia Muro. La Procura pinerolese ne aveva chiesto e ottenuto la custodia in carcere ritenendo che si trattasse di un omicidio volontario, ma questa tesi non è stata accolta dai giudici. Avaro, che dopo l’investimento era scampato a un tentativo di linciaggio da parte degli amici della vittima, trascorrerà gli arresti domiciliari, in attesa del processo, nella comunità di Venaria (Torino) gestita da un È omicidio colposo, non doloso. Per questo motivo il Tribunale del Riesame ha disposto gli arresti domiciliari per Corrado Avaro, 30 anni, l’uomo che, ubriaco, il 15 luglio scorso, a San Secondo di Pinerolo (Torino), guidando ad alta velocità, travolse e uccise la sedicenne Claudia Muro. La Procura pinerolese ne aveva chiesto e ottenuto la custodia in carcere ritenendo che si trattasse di un omicidio volontario, ma questa tesi non è stata accolta dai giudici. Avaro, che dopo l’investimento era scampato a un tentativo di linciaggio da parte degli amici della vittima, trascorrerà gli arresti domiciliari, in attesa del processo, nella comunità di Venaria (Torino) gestita da un sacerdote. Dal giorno della tragedia era rinchiuso nel penitenziario di Saluzzo (Cuneo), dove aveva ricevuto delle lettere minatorie; le sue condizioni psicologiche (si era prodotto in gesti autolesionistici) avevano convinto il personale a sorvegliarlo 24 ore su 24. I pm di Pinerolo – che ora possono presentare un ricorso in Cassazione – avevano ipotizzato l’omicidio volontario con la formula giuridica del “dolo eventuale”: mettendosi al volante dopo aver bevuto l’uomo aveva accettato il rischio di provocare un incidente mortale. Ma gli avvocati difensori, Pasquale Ventura e Giancarlo Perassi, si sono opposti, e hanno ottenuto ragione ritorcendo contro la Procura gli stessi elementi d’accusa. Avaro ha due precedenti per guida in stato di ebbrezza (del 1999 e del 2004) e, l’inverno scorso, la patente gli era stata sospesa per due mesi e quindici giorni: questo curriculum, secondo i pm, avrebbe dovuto metterlo sull’avviso. Invece sono stati proprio i trascorsi dell’uomo a permettergli di evitare la grave ipotesi dell’omicidio volontario: forte del suo passato, pensava che non sarebbe successo niente, anche perché il 28 giugno scorso la Commissione provinciale gli ha riconsegnato il documento di guida.



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