19 dicembre 2025

19 DICEMBRE 1883 – Nasce a Torino Guido Gozzano.

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Non amo che le rose che non colsi

Nato a Torino da una famiglia benestante originaria di Agliè nel Canavese, Guido Gozzano è considerato, assieme a Sergio Corazzini, Govoni, Palazzeschi e Moretti, uno dei principali rappresentanti della scuola poetica dei Crepuscolari.

Attratto inizialmente dalle liriche di Gabriele D’Annunzio e dal suo mito del dandy, scopre successivamente Giovanni Pascoli, questo fa sì che si avvicini alla cerchia dei poeti intimisti, denominati poi Crepuscolari. Attratti dalle “Buone cose di pessimo gusto” versi quindi colmi di tenerezza per “le piccole cose” con accenni estetizzanti e una forte ombra di decadenza, insomma il “ciarpame reietto, così caro alla mia musa”, come definì ironicamente Gozzano stesso la sua poesia.

L’infanzia e l’adolescenza di Guido Gozzano scorrono senza eccessivi problemi nelle diverse proprietà della famiglia. Non è uno studente brillante, anzi era piuttosto svogliato tanto che ebbe necessità di un’insegnante privata per superare le elementari. Gli studi superiori furono ancora più travagliati, cambiò diverse scuole e fu addirittura bocciato al liceo “Cavour”, ma nonostante questo scrisse la prima poesia, dedicata alla madre, a soli 17 anni. Iscritto alla facoltà di Legge dell’Università di Torino non si laureò mai, anche se amava presentarsi come avvocato. Tuttavia, anche se si fosse laureato, avrebbe potuto permettersi di vivere in agiatezza senza mai esercitare la professione. Le molte lettere all’amico e compagno di studi Ettore Colla mettono in chiaro le difficoltà scolastiche del giovane Gozzano, molto più interessato alle “monellerie” che allo studio.

Poco più che ventenne collabora a diverse riviste con prose e racconti riscuotendo un discreto successo. Imita lo stile ridondante di D’Annunzio, seppur attenuato da un vago senso di malinconia che assomiglia ad un irrispettoso trastullo.

Le cose cambiano in modo drastico quando a Guido Gozzano viene diagnosticata la tubercolosi, l’idea dell’appuntamento con la morte incide sulla sua vita e sui suoi versi. La seconda raccolta di poesie ottiene un buon successo, vi si può leggere un amaro di fondo mitigato però da una sorta di svogliata leggerezza che disturba non poco i critici e gli animi ottimisti ma chiusi dei piemontesi d’inizio secolo. Tra il 1907 e il 1909 ha una relazione con la un poetessa Amalia Guglielminetti, il legame ha un carattere principalmente mondano e letterario, più che realmente amoroso, il bel poeta pare non aver nessuna intenzione di lasciarsi conquistare.

Verso i trent’anni le condizioni di salute di Gozzano paiono migliorare, si pensa addirittura a una possibile guarigione, parte quindi per un lungo viaggio in India, tiene un diario di bordo che invia al quotidiano La Stampa, ma la guarigione si rivela presto un miraggio, torna quindi a Torino più malato ma anche più rasserenato. Muore a 32 anni il 9 agosto 1916, viene seppellito nel cimitero di Agliè. Ai funerali di Guido Gozzano viene ricordata la “bella voce accompagnata da un’essenziale e garbata gestualità”, è replicato quindi il profilo di un “giovin signore misurato, elegante signorilmente compito, molto aristocratico. Portava una cravatta nera a farfalla, insegna esterna di poesia, non sufficiente comunque a levargli l’aspetto di un giovane molto come si deve”.



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