21 dicembre 2025

21 dicembre 1968 – Muore Vittorio Pozzo

VITTORIO POZZO

Vittorio Pozzo nacque a Torino il 2 marzo 1886 da una famiglia di origini biellesi, di Ponderano, e di modeste condizioni economiche. Frequentò il Liceo Cavour; in seguito studiò lingue e giocò a calcio in Francia, Svizzera ed Inghilterra.

Da calciatore militò nella squadra elvetica dei Grasshoppers, che lasciò per tornare nella sua Torino, dove contribuì a fondare il Torino Football Club, squadra nella quale militò per cinque stagioni, sino al ritiro dall’attività agonistica, nel 1911, e di cui fu direttore tecnico fino al 1922.

Terminati gli studi, entrò alla Pirelli, dove divenne dirigente, incarico che lascerà per assumere quello di commissario unico della nazionale italiana, accettandolo con l’unica e singolare condizione di non essere retribuito.

Pozzo venne nominato per la prima volta commissario unico in occasione delle Olimpiadi di Stoccolma, nel giugno 1912: era l’esordio assoluto per una selezione italiana in una competizione ufficiale. La squadra venne eliminata al primo turno perdendo 3-2 con la Finlandia dopo i tempi supplementari. Pozzo si dimise e tornò a lavorare alla Pirelli

Pozzo prese parte alla Prima guerra mondiale in veste di tenente degli Alpini. Questa esperienza lo segnò profondamente: ne trasse un’esperienza di rigore morale ed educazione alla modestia e all’essenzialità spartana della vita di trincea che applicò costantemente ai rapporti umani e alla professione sportiva.

Nel 1921, Pozzo fu incaricato dalla Federcalcio di studiare un progetto di riforma del campionato per ovviare alle tensioni tra le grandi squadre e le società minori. Nel 1924, in occasione delle Olimpiadi parigine, Pozzo venne nuovamente nominato commissario unico. Questa volta gli azzurri riuscirono ad arrivare ai quarti, dove vennero battuti per 2 a 1 dalla Svizzera. Anche in seguito a questa sconfitta Vittorio Pozzo si dimise e tornò a dedicarsi al suo lavoro e alla moglie, che poco tempo dopo perderà per una malattia. Dopo la scomparsa della moglie, Pozzo si trasferì a Milano, dove al suo lavoro in Pirelli, affiancò quello di giornalista per La Stampa di Torino, che continuò quasi sino alla morte.

Nel 1929 l’allora presidente della Figc Leandro Arpinati (gerarca fascista)  gli chiese di guidare nuovamente la squadra azzurra e Pozzo, per la terza volta, accettò, dando il via al periodo d’oro della nazionale italiana. Nel volgere di un decennio, Pozzo collezionò un palmarès difficilmente eguagliabile. Vinse infatti due titoli mondiali (1934, e ’38); un oro olimpico nel 1936 (l’unico della storia) e due Coppe Internazionali (1930 e 1935).

In un’epoca in cui i maghi erano ancora sconosciuti, Vittorio Pozzo seppe crearsi una solida popolarità senza fare ricorso ad acrobazie tecniche e verbali, ma con la concreta eloquenza dei risultati.
E’ morto nel Biellese, nella Ponderano delle sue origini.


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