28 gennaio 2020

28 gennaio 1997 – Muore il bandito Pietro Cavallero

cavallero

Ha chiuso gli occhi come un uomo umile in mezzo agli umili, qualcuno l’ha definito il “buon ladrone di fine millennio” Eppure, negli anni sessanta, Pietro Cavallero e la sua banda seminarono morte e terrore tra Torino e Milano.

Istituto Bancario San Paolo a Torino 8 aprile 1963: la prima rapina. Banco di Napoli a Milano 25 settembre 1967: l’ultima. In tre anni e mezzo di follia, la banda collezionò 23 rapine, 5 sequestri di persona, 21 tentati omicidi e 5 omicidi. Pietro Cavallero fu arrestato e condannato all’ergastolo, entrò in carcere nel 1967 e ne uscì nel 1992, dopo 25 anni.

Sulla svolta violenta e proletaria della sua vita, iniziata con l’espulsione dal Pci in quanto estremista, il regista Carlo Lizani girò il film Banditi a Milano, in cui Gian Maria Volontè è Cavallero.

Lui, in carcere, inizia un percorso di profonda revisione, le visite della mamma: “Le sue lacrime sono state più forti delle pallottole”, la memoria degli uccisi e le reazioni dei familiari: “ Mi ha sempre sconvolto il perdono di alcuni parenti delle persone che ho ucciso”, la pittura come dono, scoperta e rifugio: “Ho imparato a disegnare per sfuggire alla follia. I miei quadri sono paesaggi, prati, fiori, soli in cieli azzurri” E infine la scelta del dopo carcere come volontario all’Arsenale del Sermig: “Voglio mettermi al servizio di chi soffre”.

E Pietro Cavallero lo fa. Lo fa con ogni mezzo a sua disposizione, scrive un libro sull’esperienza del Sermig e sull’amicizia con Ernesto Olivero dal titolo Ti voglio bene. Un itinerario spirituale, edito da Mondadori con la prefazione del cardinal Martini. Il 21 gennaio 1997, pochi giorni prima di morire per enfisema polmonare, scrive un’ultima lettera a Olivero, il suo testamento: “Desidero che tutti i proventi del libro siano devoluti alla fondazione Sermig (…) Sono contento che dopo tanti anni di carcere la mia vita travagliata abbia trovato l’Arsenale della pace dove ho capito, senza bisogno di tante parole, i miei sbagli. Ti voglio bene. Tuo Cavallero” 



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