09 febbraio 2014

Catturato Domenico Cutrì

La fuga disperata di Domenico Cutrì è finita alle 3,35 della notte scorsa, dopo una caccia di sei giorni durante la quale i Carabinieri hanno fatto terra bruciata attorno a lui, arrestando tutti i componenti della banda che il tre febbraio lo aveva fatto evadere dal tribunale di Gallarate, pagando un prezzo altissimo: la vita di suo fratello Antonio.

Di strada Domenico Cutrì ne aveva fatta poca. Il suo covo era in questo appartamento in costruzione, al piano terra di via Villoresi, ad Inveruno, dove vivono i genitori, a pochi km da Gallarate. I Carabinieri hanno fatto irruzione nella notte, facendo saltare la porta d’ingresso con l’esplosivo, e hanno fatto uso di granate assordanti ed accecanti. Domenico Cutrì e il suo ultimo complice, Luca Greco, dormivano su un divano e non hanno fatto in tempo a reagire. 8 secondi, il tempo di aprire gli occhi, ed erano già in manette.

Un covo senza luce, acqua, gas, energia elettrica e servizi igienici nel quale Domenico Cutrì, che stava preparando l’ennesima fuga, non avrebbe potuto resistere a lungo. Per lui non c’era più scampo. Tra mercoledì e giovedì erano stati fermati quattro banditi del commando. Venerdì era stata la volta di Daniele Cutrì, il fratello più piccolo. Sempre venerdì era stata catturata Carlotta Di Lauro, fidanzata di Nino e mamma d’un bambino di cinque anni. Sabato, infine, era stato fermato il settimo uomo della banda, Franco Cafà, piccolo imprenditore che aveva messo il covo a disposizione. L’ottavo era al suo fianco. Dormivano. Forse pensavano di essere al sicuro.



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