28 giugno 2020

28 giugno 1909 – Nasce ad Alessandria Walter Audisio, eseguì la condanna a morte di Mussolini

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Walter Audisio fu un partigiano e un politico italiano. Noto con il nome di Colonnello Valerio, e celato sotto la falsa identità di Giovanbattista Magnoli, eseguì la sentenza di morte di Benito Mussolini e lo trasportò assieme agli altri 17 giustiziati in piazzale Loreto a Milano.

Nato ad Alessandria da una modesta famiglia di impiegati, Walter Audisio lavorò per anni come ragioniere. Nel 1931 si iscrisse al Partito Comunista Italiano in un gruppo clandestino della sua città, ma fu scoperto dall’OVRA (Polizia segreta fascista) e inviato al confino a Ponza. Cinque anni dopo Audisio si ammalò di pleurite e dovette chiedere a Benito Mussolini il proscioglimento dal confino previa abiura delle sue idee sovversive. Durante la Seconda Guerra Mondiale prese parte alla guerra partigiana e organizzò nel Monferrato le prime bande. Comandò le formazioni della brigata Garibaldi che operava nella provincia di Mantova e nella bassa del Po.

All’inizio del 1945 Audisio era responsabile della Polizia militare del Corpo volontari della libertà. Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, dopo il 25 aprile, aveva decretato un documento organico che prevedeva la pena di morte per i membri del governo fascista. La sentenza e l’esecuzione della pena erano comunque subordinate ai tribunali di guerra.

Appena Benito Mussolini fu arrestato, a Dongo dai partigiani della 52° Brigata Garibaldi, nel pomeriggio del 27 aprile, la componente comunista del CLN Alta Italia decise di condannarlo perché non fosse consegnato agli alleati; a Walter Audisio fu quindi ordinato di eseguire un processo sommario e la successiva fucilazione, lui contattò immediatamente il generale Raffaele Cadorna che, a malincuore, gli concesse un salvacondotto.

All’alba del 28 aprile il colonnello Valerio supportato da una dozzina di partigiani, partì da Milano per Como, qui giunto esibì il lasciapassare di Cadorna al nuovo prefetto Virginio Bertinelli assicurandogli che avrebbe trasferito i prigionieri a Milano. Audisio arrivò a Dongo nel primo pomeriggio dove si incontrò con il comandante della Brigata Garibaldi Pier Luigi Bellini delle Stelle, gli comunicò di aver ricevuto l’ordine di fucilare Mussolini e gli altri prigionieri, le sue credenziali furono ritenute sufficienti e il comandante acconsentì. Audisio e i suoi partigiani si spostarono quindi verso Mezzegra, Mussolini era tenuto prigioniero assieme a Claretta Petacci in frazione Bonzanigo. Dopo un breve viaggio in vettura, Mussolini e Claretta Petacci furono fatti scendere in un piccolo vialetto davanti alla villa Belmonte e, mentre due partigiani vennero inviati a bloccare la strada, Valerio imbracciò il mitra e per aprire il fuoco ma il mitra si inceppò, chiamò quindi uno dei due partigiani vicini e si  fece consegnare la sua arma, scaricò quindi una raffica mortale su Benito Mussolini; Claretta Petacci, in ultimo gesto d’amore, si frappose tra i proiettili e il suo uomo e venne uccisa per errore, a tutti e due venne inferto il colpo di grazia con la pistola.  Successivamente furono fucilati anche gli altri prigionieri, tra cui Marcello Petacci, fratello di Claretta.

I corpi furono poi caricati su un camion e portati nella nottata in piazzale Loreto e gettati in terra nell’esatto luogo dove, il 10 agosto dell’anno precedente, i tedeschi avevano lasciato un eguale numero di partigiani uccisi alla custodia dei militi fascisti, che per tutto il giorno li avevano dileggiati impedendo ai parenti di avvicinarsi.

Mussolini, la Petacci e altri tre furono appesi per i piedi. Nel pomeriggio una squadra di partigiani, su ordine del comando, entrò in piazza e li depose.

Nel dopoguerra Audisio venne eletto deputato tra le fila del Fronte Democratico Popolare e confermato nel PCI fino al 1963, anno in cui passo all’incarico di senatore che mantenne fino al 1968, anno in cui non si ricandidò. Morì colpito da infarto cinque anni dopo: l’11 ottobre 1973. E’ sepolto al cimitero del Verano a Roma.

 



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