Buco di Viso, il più antico tunnel alpino

Il Buco di Viso ė famoso per essere stato il primo traforo alpino della storia e rappresenta una delle più antiche opere di ingegneria civile realizzate in alta montagna. Risale infatti al XV secolo.
La realizzazione di quest’opera nacque dalla volontà del suo promotore, il marchese di Saluzzo, Ludovico II Del Vasto. Di orientamento politico filofrancese e ostile ai Savoia, egli stipulò un accordo con il re di Napoli Renato d’Angiò, che ricopriva anche la carica di conte di Provenza e, pertanto, era vassallo del re di Francia Luigi XI.
Lo scopo del Buco di Viso fu quello di incrementare i traffici commerciali permettendo un passaggio più agevole alle carovane mercantili che necessitavano di attraversare la barriera imposta dalle Alpi. In tal modo si creava una valida alternativa al più pericoloso Colle delle Traversette, il cui difficoltoso attraversamento procurava non pochi danni alle spedizioni. Inoltre il transito attraverso il traforo, realizzato ad una quota più bassa del valico, avrebbe incrementato anche i giorni utili per i passaggi delle merci poiché già con le prime nevicate il Colle delle Traversette diveniva impraticabile.
Il Buco di Viso fu dunque un’opera necessaria che metteva in comunicazione il piccolo territorio del Marchesato di Saluzzo con le regioni della Provenza e del Delfinato.
L’accordo per la sua realizzazione venne sancito ad Arles il 22 settembre 1478 e i lavori di scavo della galleria ebbero inizio nell’estate del 1479, allo scioglimento delle nevi. Per questa ragione i lavori furono interrotti nel periodo invernale e vennero completati alla fine dell’estate del 1480 sotto la direzione degli ingegneri Martino di Albano e Baldassarre di Alpeasco, con un costo complessivo di 12.000 fiorini.
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Le cronache del tempo riportano che la galleria fu scavata con “ferro, fuoco, acqua bollente ed aceto”.
Le difficoltà tecniche di realizzazione dell’opera furono infatti notevoli. Bisogna considerare che all’altitudine di 2.882 metri la copertura nevosa è presente per circa otto mesi all’anno, pertanto i tempi di lavoro furono necessariamente concentrati all’estate inoltrata, quando però si possono verificare fenomeni meteorologici anche violenti. In aggiunta a ciò a quell’epoca i mezzi esplosivi, oggi ritenuti fondamentali nello scavo di gallerie, erano totalmente sconosciuti.
Il procedimento costruttivo utilizzato fu quello antico descritto da Diodoro Siculo. Esso consisteva nell’accatastare contro la parete rocciosa una pila di legname a cui si dava fuoco; la roccia, intaccata dalle fiamme, si screpolava e si fendeva frammentandosi gradualmente. I minatori, quindi, inondavano la roccia con grandi masse di una soluzione di acqua bollente e aceto gettata con forza al fine di disgregarla anche internamente. A quel punto la roccia diveniva sufficientemente friabile per essere attaccata con successo da martelli e picconi che venivano inseriti a forza e fatti agire nelle fessure che si erano venute a formare in precedenza. O
Ovviamente l’intero procedimento doveva essere necessariamente ripetuto con una certa frequenza, a mano a mano che il fronte di avanzamento progrediva.
Caduto nei secoli sempre più in disuso e in totale abbandono, il Buco di Viso vide la riapertura definitiva il 25 agosto del 1907 grazie al finanziamento del governo italiano e al contributo della sezione di Torino del Club Alpino Italiano. Nell’autunno del 1998 sono stati nuovamente effettuati alcuni lavori di rimozione dei detriti, grazie ai quali il transito all’interno della galleria è tornato ad essere praticabile. Dopo importanti lavori di rinforzo del tunnel il 15 ottobre 2014 è stata inaugurata la riapertura del Buco.
L’interno è privo di illuminazione e ha un’altezza media di 2,5 metri per circa 2 di larghezza, ovvero dimensioni appena sufficienti a far passare un mulo caricato da due some laterali. Il transito è libero e si può effettuare agevolmente solo nei mesi estivi poiché nei mesi invernali e primaverili la neve ne può ostruire l’ingresso rendendolo inaccessibile. Per percorrere la galleria è necessaria una torcia ed è consigliabile un caschetto di protezione; l’aria presente all’interno è satura di umidità e la temperatura sensibilmente più bassa di quella esterna.