24 febbraio 2021

SAN ROCCO PATRONO APPESTATI E LA CAPPELLA A TORINO

Chiesa-SanRocco-Torino

Nel 1598, alle prime avvisaglie della nuova epidemia di peste, a Torino 35 membri della Confraternita di Santa Croce ottengono dall’arcivescovo Carlo Broglia di formare la nuova Confraternita di «San Rocco morte e orazione» presso la cappella Madonna delle grazie, vicino alla chiesa parrocchiale San Gregorio, oggi scomparsa. La peste del 1598-99 fa molte vittime: 400 morti a Lanzo, 150-200 morti al giorno a Torino, tra cui tutti i parroci. La cappella – che custodisce una statuetta della Madonna del 1374, la più antica in città – è presto insufficiente, tanti sono i membri. L’edificio attuale è  compiuto nel 1617 su progetto dell’architetto ducale Carlo di Castellamonte. La chiesa è nell’antica contrada di San Francesco, l’attuale via San Francesco d’Assisi, a pochi passi dalla Torre del Comune di via Dora Grossa (ora Garibaldi),

Nelle pestilenze la Confraternita seppellisce i cadaveri abbandonati sulle rive dei corsi d’acqua, per le strade, nei vicoli tra l’immondizia: annegati nel Po, nella Dora, nella Stura, nella bealera di Porta Susina; periti in incidenti e per i molti suicidi; uccisi in risse e rapine; morti di inedia a causa dell’estrema miseria. Cadaveri più numerosi durante le pestilenze. Quasi mai i corpi hanno un nome perché non esistono documenti di identità e nessuno li reclama e si preoccupa di seppellirli. Allora intervengono i confratelli e le consorelle: il cadavere è avvolto in un telo e inumato nella cripta sotto il pavimento di San Rocco. I cimiteri fuori le mura arrivano dopo l’editto napoleonico di Saint-Cloud del 1809, anche se a Torino dal 1777 esiste il cimitero suburbano di San Pietro in vincoli.

Il culto di San Rocco della Croce è popolarissimo in Europa e in Italia che gli dedica 3 mila chiese e cappelle.  A Grugliasco il 31 gennaio si celebra la festa patronale di San Rocco per ricordare che la cittadina fu salvata dalla peste del 1598-99 da San Rocco impietosito da preghiere e novene. La progressiva perdita di ruolo di queste associazioni nell’Ottocento con le riforme albertine non risparmia «San Rocco morte e orazione». Dopo vicende burrascose nel 2003 si arriva al commissariamento: il commissario è il rettore don Fredo Olivero, storico volto della Chiesa torinese.

Nel 2020 è tornato alla luce il formidabile archivio pluricentenario. Dopo un’accurata digitalizzazione e catalogazione, in scaffali lunghi 30 metri custodisce le carte della Confraternita, preziosa raccolta di oltre mezzo millennio di documenti sulla vita religiosa e civile della città. Oltre all’elenco degli affiliati, uomini e donne; i registri delle sepolture dei cadaveri abbandonati; atti ufficiali, decreti e memorie che vanno dal 1444 al 1967, comprese 20 pergamene anteriori al 1700, per esempio la pergamena redatta per la traslazione e ricognizione della reliquia di San Rocco da Arles in Provenza a Torino avvenuta il 21 giugno 1620. Si tratta di una impagabile miniera di notizie di prima mano, fondamentali per raccontare la vita quotidiana a Torino a partire dal Quattrocento.

Pier Giuseppe Accornero

 



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