50 ANNI DELLA CAMMINARE INSIEME DEL CARD. PELLEGRINO

Evangelizzare la classe operaia è stata una delle preoccupazioni prioritarie della Chiesa torinese. L’attenzione, già forte con il cardinale arcivescovo Maurilio Fossati (1930-1965), si intensifica con Michele Pellegrino (1965-1977): «Se l’operaio vede nella Chiesa un centro di potere politico ed economico, sarà necessario che la Chiesa si liberi sempre più da ogni compromissione».
Pellegrino sostiene le esperienze dei preti, dei chierici e delle suore al lavoro. Il 18 febbraio 1967 trasforma il Centro cappellani del lavoro in Centro di evangelizzazione del mondo del lavoro: non solo un mutamento di nome ma l’espressione di una pastorale nuova. Numerosi preti sono assunti in fabbrica, tra essi i torinesi Carlo Carlevaris e Antonio Revelli che nel 1962 sono licenziati dalla Fiat perché «non funzionali alla politica dell’azienda». La prima proposta di una lettera pastorale su questi temi nasce in Consiglio Pastorale diocesano e nei convegni di Sant’Ignazio 1969 e 1970 si chiede all’arcivescovo di «proporre alla diocesi, in una lettera pastorale, un programma d’azione, esigenza formulata da Paolo VI nella “Octogesima adveniens” (1971)»
L’arcivescovo la scrive in un mese. Racconta don Piergiacomo Candellone, segretario di Pellegrino: «Era un voluminoso dossier che il padre annotò su decine di fogli e che la segretaria dattiloscrisse. Ai più stretti collaboratori i vicari Maritano, Valentino Scarasso e Franco Peradotto vennero consegnate le pagine per averne osservazioni e critiche. Pure a noi della segreteria domandava pareri poiché nella sua umiltà riteneva che tutti potessero dargli un aiuto. Il titolo stentava a nascere. Si pensò dapprima a “Povertà, libertà, fraternità”, ma sapeva tanto di Rivoluzione francese. Un mattino, mentre passeggiava con Maritano e Scarasso, si fermò, ci guardò con un sorriso: “Che ne dite di “Camminare insieme”, come stiamo facendo noi, come ha fatto la diocesi quest’anno?».
Datata 8 dicembre 1971 e illustrata in una conferenza al Circolo della stampa il 16 gennaio 1972, la «Camminare insieme. Linee programmatiche per una pastorale della Chiesa torinese» ha uno strepitoso successo editoriale: 120 mila copie in varie edizioni e in vari anni. Nasce da scelte tipicamente pellegriniane: evangelizzazione, scelta preferenziale per i poveri e per il mondo del lavoro; dalla proposta di don Carlevaris e di alcuni operai; dallo studio «Vangelo e scelta di classe» del gesuita Bartolomeo Sorge su «La Civiltà cattolica»; dal lavoro a vasto raggio: «Si tratta di evangelizzare e promuovere le classi più povere, un impegno della Chiesa fedele alla sua vocazione: essa non si identifica con gruppi politici o sindacali ma deve farsi carico delle sofferenze dei poveri». Le radici non sono marxiste ma profondamente cristiane.
La lettera fu esaltata e denigrata, studiata e applicata, attaccata e dimenticata. Paolo VI gli esprime «compiacenza gustandone l’accento semplice, calmo e autorevole e scoprendo il cuore pastorale da cui questo documento trae la sua sapienza e la sua aderenza all’insegnamento evangelico e alle condizioni presenti del popolo di Dio e del mondo in cui vive sommerso». Piovono le accuse di «neo-marxismo» de «Il Sole-24 ore» e Alberto Ronchey, direttore de «La Stampa», perla di «nuova retorica prelatizia che dalla Patristica è passata a un singolare neo-marxismo per cui l’”oppio dei popoli” sarebbe l’alienazione industriale. Il nostalgico Michele Brambilla accusa Pellegrino (e i collaboratori) di nefandezze e propala colossali falsità: «Personaggio più rappresentativo della sterzata a sinistra della Chiesa; la diocesi vera Mecca del dissenso; simpatia per il comunismo; ordinò il ritiro dei cappellani dalla Fiat; abolì i pellegrinaggi a Lourdes; bloccò i processi di beatificazione; “Camminare insieme” manifesto del cattocomunismo, stampata e diffusa dalla Giunta di sinistra; città-laboratorio del dissenso cattolico; parla come un comunista, comanda come un fascista, vive come un liberale».
Pier Giuseppe Accornero