SCAFFALE: CAROLINA INVERNIZIO E LE CANTINE

1872, vigilia dell’Epifania. Torino ha un aspetto allegro. Da una bettola situata fra via Barbaroux e via Bertola, esce un uomo male in arnese, con la faccia butterata dal vaiolo, gli occhi iniettati di sangue. Lo segue un fanciullo di otto anni, tremante per la febbre, con un berretto in testa, un visino pallido e smunto e grandi occhi neri spauriti. Abiti a brandelli e scarpe forate. Si chiama Carletto e l’uomo che lo maltratta Biante. Il ragazzo si rifugia in una cantina e trova, tra due botti, una buca dove passare la notte. All’improvviso, sente le voci di persone che stanno seppellendo il cadavere di una donna, di nome Fosca. Carletto capisce che deve stare immobile: se lo scoprissero lo ucciderebbero, seppellendolo nella stessa fossa scavata per la morta. Ma morta davvero?
“I misteri delle cantine” è un feuilleton gotico, dove oscurità, misteri e paure costituiscono la cifra di una narrazione in cui l’intreccio stesso crea il piacere della scrittura e della lettura. Noir, horror e romanzo rosa si mescolano in un racconto ritmato, che vede succedersi imprevedibili colpi di scena, amori, tradimenti, ricatti, prostituzione e macabri rituali degni di Henri Landru.
«L’horror casalingo, il gotico declinato nelle soffitte o cantine delle aree sottoproletarie di Torino invece che nei manieri aristocratici. La presenza della fisiognomica e di altre teorie lombrosiane. I salti disinvolti nella cronologia e montaggio della storia. La comparsa di orfanelli e orfanelle di matrice dickensiana e hughiana. Le disparità abissali dello status sociale» (Margherita Oggero).
Quando, nel 1902, sull’onda del successo del precedente “I misteri delle soffitte”, dà alle stampe “I misteri delle cantine”, Carolina Invernizio (1851-1916) ha già alle spalle la pubblicazione di 37 romanzi. Alla fine della sua carriera editoriale saranno almeno 130. Solo letteratura di consumo per le casalinghe di Voghera? Solo una “onesta gallina della letteratura popolare”, come la definì Gramsci? In realtà la scrittrice vogherese-fiorentina-torinese-cuneese è stata in grado, come pochi altri, di cogliere «con straordinaria acutezza lo spirito del tempo, la firma culturale e sentimentale di un’epoca, quella degli anni di scavallamento tra Otto e Novecento, che introducono il “secolo breve”, la modernità e le sue contraddizioni» (Roberto Marro).
Come osservava Carlo Casalegno nel 1976, nei romanzi di Carolina Invernizio, esattamente come in quelli di Emilio Salgari, si riflettevano «le correnti letterarie ed i dibattiti politici e sociali del suo tempo: l’ultimo romanticismo e il romanzo verista, l’esotismo e le battaglie operaie, il socialismo umanitario nella Torino di Arturo Graf e perfino pallide ombre del mondo dannunziano».
Nata a Voghera nel 1851, Carolina Invernizio sul finire del 1800 si trasferisce a Torino e poi, nel 1914, a Cuneo, dove dà vita ad un salotto culturale e dove muore nel 1916. È stata una delle scrittrici più prolifiche e di maggior successo della storia editoriale italiana. Regina del romanzo d’appendice, del feuilleton spesso a tinte fosche, è stata anche una delle prime scrittrici italiane a cimentarsi con la letteratura giallo-noir (“Nina la poliziotta dilettante”, già pubblicato in questa collana, fu il primo «protogiallo» ad avere come protagonista una investigatrice femminile) ma anche con l’horror (“Il bacio d’una morta”, “La sepolta viva”). Molti suoi romanzi hanno conosciuto trasposizioni cinematografiche. Nel 1969 l’attore Paolo Poli dedicò alla figura di Carolina Invernizio un suo spettacolo.
CAROLINA INVERNIZIO
I MISTERI DELLE CANTINE
CAPRICORNO EDIZIONI
13 euro