SCAFFALE: CAPANNONE CON MORTO DI MARTUCCI

Nelle periferie di Torino, tra fabbriche dismesse e capannoni divorati dalla ruggine, qualcuno ha deciso di trasformare i vuoti industriali in teatri di morte seriale. “Il poliziotto e la vicina si guardarono. Io non capivo nulla e allora non ero nemmeno troppo furbo. Capii soltanto che mamma e papà erano morti e non sapevo che cosa avrei potuto fare, da solo. C’era Nerone accanto a me, eravamo rimasti soli, io e il mio cane”.
A Collegno, alle porte di Torino, in un capannone industriale abbandonato e da tempo in balia del degrado, viene trovato un cadavere: riverso a terra sul pavimento, coperto dalle sole mutande, le braccia distese e le gambe divaricate, la gola squarciata. Accanto, un foglio di carta con la scritta: CI HAI LASCIATI IN MUTANDE.
Il secondo morto è rinvenuto in un’area della Fiat Mirafiori chiusa per inattività. Poi in una fabbrica di Volpiano, in una di Settimo Torinese; infine, all’ex Embraco di Riva di Chieri. Tutte le vittime sono dirigenti o manager di imprese che hanno operato delocalizzazioni, con conseguenti licenziamenti. A indagare sui delitti del “killer dei capannoni”, o “giustiziere dei disoccupati “, come battezzato dai media, sono il commissario Daniele Peyrani ed il vicequestore Tartamella, già protagonisti di tanti romanzi di Luisa Martucci, che si ritrovano proiettati nella putrida desolazione delle periferie urbane. Un’indagine difficile: tutte le scene del delitto sono pulite, vere e proprie scenografie teatrali, senza tracce, senza segni di lotta o di trascinamento, quasi che le vittime si fossero recate in quei posti senza opporre resistenza.
Quello che è certo è che si tratta di un serial killer “missionario”, un omicida seriale per vendetta simbolica che si prefigge di punire i colpevoli delle chiusure industriali: ma come li avvicina, come li convince a seguirlo, come riesce a ucciderli senza che reagiscano? Ad affiancare Peyrani e Tartamella troviamo la giovane agente Katia Roveda, il cui cognome rimanda, non a caso, alla figura di Giovanni Roveda, storico direttore della Camera del Lavoro di Torino e segretario della FIOM, nonché primo Sindaco di Torino dopo la Liberazione.
In questo avvincente thriller psicologico, Luisa Martucci, giunta alla sua tredicesima prova di giallista, ambienta le scene delittuose in fabbriche abbandonate, ruderi arrugginiti senza alcuna speranza di ristrutturazione, squallidi obitori a cielo aperto. Il racconto scava sotto la superficie del crimine e affonda nelle ferite della deindustrializzazione, nelle vite spezzate da un’economia che espelle i più fragili, così la trama poliziesca si trasforma in romanzo sociale e in denuncia.
Un viaggio serrato dentro la disperazione e la vendetta simbolica, che trascina il lettore nel cuore oscuro di una Torino troppo poco raccontata.
LUISA MARTUCCI
CAPANNONE INDUSTRIALE CON MORTO
NEOS EDIZIONI
15,00