SCAFFALE: IL 2 GIUGNO IN PIEMONTE DI OLIVA

Il 2 giugno 1946 i cittadini italiani si trovano tra le mani una scheda elettorale con un titolo sintetico («Referendum sulla forma istituzionale dello Stato»), due simboli chiari e due parole sole: Repubblica e Monarchia. Due parole che vogliono dire secoli di storia e di idee.
Un voto libero e un voto a suffragio universale. Infatti, il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945 aveva esteso alle donne il diritto di voto, e il successivo decreto n. 74 del 10 marzo 1946 aveva sancito anche l’eleggibilità femminile.
La Repubblica ottiene oltre 12 milioni di voti, la Monarchia supera i 10 milioni: il 54,05% contro il 45,95% (24.947.187 votanti su 28.005.449 aventi diritto, l’89,08%).
In Piemonte votano 2.180.454 cittadini, pari al 90,12%. La Repubblica ottiene 1.244.373 voti, la Monarchia 936.081: il 57,1% contro il 42,9%.
Lo storico Gianni Oliva traccia un profilo inedito della campagna referendaria del 1946, analizzando la situazione istituzionale che dall’armistizio dell’8 settembre 1943 ha portato alla luogotenenza di Umberto II e poi all’abdicazione di Vittorio Emanuele III, raccontando l’organizzazione della consultazione, la campagna elettorale e i suoi protagonisti, le tensioni e i timori di un’insurrezione, e poi la cronaca dettagliata del giorno del voto e i risultati (in molti casi sorprendenti) in Piemonte, Provincia per Provincia, Comune per Comune.
Due le figure su cui Gianni Oliva si sofferma con particolare attenzione: da un lato il luogotenente del Regno Umberto II, il “principe charmant” ed effimero “Re di Maggio”, di cui viene esaminata la biografia, istituzionale e non; dall’altro il socialista Giuseppe Romita (nato nel 1887 a Tortona, nell’Alessandrino, da una famiglia umile di origine contadina). Eletto in Parlamento nel 1919, sotto il fascismo conosce il carcere e il confino: da ministro dell’Interno è il vero «regista» del referendum.
Nonostante tutti i limiti, il referendum è una grande prova di maturità democratica in un Paese in rovina.
Grazie ad un ricco, spesso inedito, apparato iconografico d’epoca e a puntuali tabelle, il volume analizza il voto in Piemonte, evidenziando quali zone della Regione si sono espresse per una forma istituzionale o per l’altra, in un territorio in cui il radicamento monarchico aveva radici antiche, ma nel quale era altrettanto se non più rilevante (soprattutto nei centri urbani) la presenza dei partiti e movimenti di sinistra.
PARTECIPAZIONE AL VOTO:
CHIERI IL COMUNE PIÙ VIRTUOSO, A SAMPEYRE IL RECORD NEGATIVO
I Comuni più virtuosi sotto il profilo della partecipazione al voto sono Chieri (TO), con il 99,73% di votanti (10.449 su 10.477 iscritti), Crova (VC), con il 98,6%, seguito a sua volta da San Benigno (TO), con il 97,64% di votanti (1781 su 1823 iscritti), poi Casanova Elvo, in provincia di Vercelli, con il 97,62% di votanti (574 su 588 iscritti), ma in regione vi sono altri sette Comuni con percentuali superiori al 97% (tra questi il più popoloso è Orbassano, che conta allora quasi 6000 abitanti).
Sono pochi i Comuni che scendono sotto il 90% e pochissimi sotto l’80%: in soli tre casi si scende sotto il 70%, a Frassino (CN), dove i votanti si fermano al 69,79%, a Valprato Soana (67,36%) e a Sampeyre (CN), dove c’è il record negativo di 62,12% (1101 votanti su 2161).
LA SCELTA NELLE PROVINCE E NEI COMUNI:
LUGNACCO (TO) IL PIÙ REPUBBLICANO, RASSA (VC) IL PIÙ MONARCHICO
Il Comune più monarchico è Rassa (VC), in Valsesia, dove su meno di duecento abitanti, 175 votano per la monarchia (88,30%) e solo 20 per la Repubblica. All’opposto, il Comune più repubblicano risulta Lugnacco (TO), in val Chiusella, con 330 voti per la Repubblica (95,10%) e 17 per la Monarchia (4,90%), seguito da Morsasco (AL), nel Monferrato Ovadese, con 744 voti repubblicani (90,07%) e 82 monarchici (9,93%)
Delle sei Province solo due, Asti e Cuneo, danno la maggioranza alla monarchia: nella provincia di Asti è a favore del re il 52,35% dei votanti, in quella di Cuneo il 57,71%.
Tutte le altre sono favorevoli alla Repubblica: 62,89% a Novara, 59,79% a Vercelli, 57,30% ad Alessandria, 54,89% a Torino.
Se dal dato per provincia si passa a quello dei singoli comuni, si nota invece che tutti i capoluoghi e così i centri più abitati si esprimono per la Repubblica: Alessandria con il 69,26%, Novara con il 63,24%, Torino con il 61,41%, Vercelli con il 56,98%, Asti con il 56,11% e Cuneo con il 53,95%.
Poche le eccezioni in cui prevale la Monarchia: Carmagnola (TO) 61,35%, Alba (CN) 66,80%, Bra (CN) 55,83%, Saluzzo (CN) 51,80%.
I RISULTATI DEL VOTO NELLE PROVINCE DEL PIEMONTE (E I COMUNI «CAMPIONI» DI REPUBBLICA E MONARCHIA)
ALESSANDRIA
Repubblica 61,80% Monarchia 38,20%
Morsasco 90,07% Dernice 75,12%
ASTI
Repubblica 49,42% Monarchia 50,58%
Scurzolengo 88,16% Castel Roccchero 83,92%
CUNEO
Repubblica 43,85% Monarchia 56,15%
Valloriate 84,83% Bellino 91,88%
NOVARA
Repubblica 63,61% Monarchia 36,39%
Gurro 88,26% Vanzone con San Carlo 83,59%
TORINO
Repubblica 58,25% Monarchia 41,75%
Lugnacco 95,10% Pragelato 85,42%
VERCELLI
Repubblica 61,74% Monarchia 38,26%
Sala Biellese 95,00% Rassa 88,30%
In alcune realtà il dato è quasi scontato: a Racconigi (CN), la cui economia è in parte legata all’attività del castello reale, la monarchia raggiunge il 67,21%, ad Aglié (TO) per analoghe ragioni il 53,07%; nella valle dell’Orco, dove Vittorio Emanuele II è andato per anni a caccia di stambecchi e dove le strutture alberghiere costruite all’epoca sono diventate mete di villeggiatura borghese, Ceresole Reale vota per il re al 75,38%, la vicina Noasca al 78,92.
In altre realtà il voto è legato a memorie o tradizioni locali: a Grazzano (AT), paese natale del maresciallo Badoglio, la monarchia raggiunge il 63,12%; a Pinerolo (TO), grazie alla Scuola di Cavalleria, il 52,36%; a Sestriere (TO), trasformato negli anni Trenta da alpeggio a centro turistico d’élite, il 71,77%, così la vicina Pragelato (85,42%) che risulta essere il Comune più monarchico del Torinese.
Sorprendono, invece, alcuni luoghi simbolo della Resistenza, come Barge (CN), dove dopo l’8 settembre si ritrovano ufficiali come Pompeo Colaianni e intellettuali come Lodovico Geymonat per dare vita alla lotta partigiana nella valle del Po, e dove invece la monarchia vince con il 61,93%; o come Boves (CN), paese vittima dell’eccidio nazifascista del 19 settembre 1943, dove la Repubblica vince solo di un soffio (50,70%).
GIANNI OLIVA
1946: IL 2 GIUGNO IN PIEMONTE
CAPRICORNO EDIZIONI
14 euro