24 maggio 2008

Gazzetta del Popolo, celebrazione a 160 anni dalla nascita

Se ci sono persone che non muoiono mai, ci sono anche giornali che sopravvivono alla loro chiusura. Uno di questi è sicuramente la Gazzetta del Popolo. Fino all’Unità d’Italia, fu il giornale più letto e oggi è stato ricordato a 160 anni dalla sua fondazione e a 25 dalla sua fine. Uscì il 16 giugno 1848. Costava 5 centesimi per favorire la diffusione nella piccola borghesia istruita. Quando cessò la sua attività il prezzo era salito a 400 lire, ma non aveva perso la sua caratteristica di giornale radicato nel territorio, popolare e rappresentativo dei ceti produttivi. La sua nascita si deve allo scrittore Felice Govean e ai medici Alessandro Borella e Giovanni Battista Bottero. La sua età dell’oro fu il Risorgimento. Lo racconta la mostra, allestita nella chiesa di Santo Stefano a Mondovì fino all’8 giugno, su pannelli cilindrici e attraverso i giornali d’epoca. La Gazzetta del Popolo arrivò ben presto a 14 mila abbonamenti. Era capace di distinguersi per la libertà delle sue posizioni, la netta condivisione al progetto unitario. Negli anni Venti conquistò la soglia delle 180 mila copie vendute. L’impostazione era decisamente moderna: rubriche di moda, cucina, tempo libero, sull’educazione, pubblicità. Famosi gli inserti settimanali e la sezione per i bambini con racconti, giochi, fumetti. A corredo vignette, caricature, articoli umoristici. Il 31 ottobre 1922 la Gazzetta uscì in prima pagina con un’unica notizia: Mussolini ha costituito il Ministero. La foto del duce campeggiava nel mezzo. Da quel momento al 1945 iniziò quel tunnel buio dell’informazione in cui la dittatura impose la sua censura. Nel Dopoguerra la Gazzetta cambiò provvisoriamente nome in Gazzetta d’Italia per poi tornare alla testata originaria. Negli anni Settanta cominciò il suo declino fino al fallimento del 1981, la ripresa nel 1982 e la chiusura l’anno successivo. I suoi giornalisti, quelli delle ultime due generazioni, si sono ritrovati proprio oggi a Mondovì sotto una pioggia autunnale perché in quel giornale – hanno detto tutti – ci credono ancora. Ognuno di loro ha poi percorso la propria strada, fatto anche carriera in altre testate, ma ricorda la Gazzetta del Popolo come un’esperienza fondamentale nella crescita professionale. Tra loro nomi storici del giornalismo come Giorgio Vecchiato e l’ultimo redattore capo Giampaolo Boetti. Non solo amarcord: gli ex Gazzetta si impegneranno in altre iniziative per riflettere sul giornalismo di oggi.



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