17 marzo 2021

17 Marzo 1986 – Esplode lo scandalo del vino al metanolo

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Lo scandalo del vino al metanolo fu una truffa perpetrata mediante adulterazione di vino da tavola con il metanolo che si verificò in Italia nel 1986.

Il fatto accadde il 17 marzo 1986 quando l’ingestione del prodotto adulterato causò l’avvelenamento e l’intossicazione di parecchie decine di persone, per la maggior parte residenti in Lombardia, Piemonte e Liguria cui provocò danni personali gravissimi (cecità, danni neurologici) ed in 23 casi anche la morte. Le vittime avevano bevuto vino proveniente e prodotto dalle cantine della ditta Ciravegna di Narzole in provincia di Cuneo, vino a cui i titolari, padre e figlio Ciravegna, avevano aggiunto dosi elevatissime di metanolo per alzare la gradazione alcolica, ignorandone la tossicità per l’organismo. Nel marzo 1986, dopo i primi tre decessi, dalla procura partirono comunicazioni giudiziarie per le ipotesi di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose e di lì a pochi giorni scattò l’arresto per i titolari Ciravegna.

Il ricovero ospedaliero di una donna intossicata, salvatasi ma rimasta non vedente, permise nel 1986 di scoprire che numerose aziende vinicole vendevano del “vino” prodotto con miscele di liquidi e alcol metilico di sintesi. In tutto furono una sessantina le aziende coinvolte, secondo le indagini coordinate dalla Procura di Milano, che in capo a cinque settimane fece piena luce sullo scandalo. Questo ebbe pesanti ripercussioni anche sul mercato del vino italiano in generale: solo l’anno prima l’export italiano era cresciuto del 17% in quantità e del 20% in valore; il 1986 si chiuse con una contrazione del 37% degli ettolitri e la perdita di un quarto del valore incassato l’anno prima.

Nel 1992 si concluse il processo di primo grado, presso la prima sezione della Corte d’Assise di Milano, con condanne sino a 16 anni di reclusione. In particolare Giovanni e Daniele Ciravegna, i due principali imputati, sono stati condannati rispettivamente a 14 e 4 anni di carcere. Giovanni Ciravegna, dopo essere uscito dal carcere nel 2001 sfruttando alcuni cavilli legali, è tuttora produttore di vino in proprio e vive nella sua casa nelle Langhe.

Da quello scandalo, però, i produttori di vino albesi e piemontesi hanno saputo rinnovarsi, migliorarsi, puntare più sulla qualità di produzione che sulla quantità. Oggi sono fra i più rinomati e apprezzati al mondo.



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