28 maggio 2021

28 maggio 1898 – Secondo Pia sviluppa la foto della Sindone

SINDONE

In occasione dell’ostensione del 1898, don Natale Noguier de Malijai, insegnante di fisica presso il liceo Valsalice, suggerì al barone Antonio Manno di chiedere a re Umberto I il permesso di fotografare la Sindone. All’epoca Secondo Pia, fotografo di origini astigiane ma che aveva il laboratorio a Torino, era presidente di un sodalizio di “cultori dell’arte fotografica”, aveva 43 anni e 22 di esperienza alle spalle. Noto per la sua integrità e la sua dirittura morale, era anche considerato un fotografo abile ed esperto, specializzato non solo nella fotografia di monumenti, ma anche nella fotografia in interni in condizioni di scarsa illuminazione. Casa Savoia, preoccupata dei risvolti economici  che la vendita delle fotografie avrebbe potuto implicare, fu dapprima incerta se concedere l’autorizzazione, ma alla fine cedette.

Fotografare la Sindone non fu facile. Il lenzuolo era illuminato da due fari elettrici: una novità assoluta per l’epoca ma una vera incognita per il fotografo: come avrebbe reagito l’emulsione a quella luce del tutto inusuale? E soprattutto, come regolare i contrasti e come supplire alle irregolarità di illuminazione che i due fari generavano sul soggetto? Secondo Pia ebbe l’idea di anteporre ai fari due vetri smerigliati, in modo da diffondere e uniformare la luce, e nel pomeriggio del 25 maggio impressionò le prime lastre di prova. Ma dopo i primi due scatti il calore dei fari provocò la rottura dei vetri smerigliati e Pia dovette interrompere il lavoro.
Lo sviluppo delle prime due lastre fu sufficiente al fotografo per comprendere appieno l’importanza del suo lavoro: un volto umano, in positivo, aveva preso forma sulla lastra di vetro: la Sindone altro non era che un gigantesco negativo fotografico! La sera del 28 maggio Pia portò a termine il suo lavoro e i primi risultati furono confermati.

Così Secondo Pia descrisse  il suo lavoro: “Chiuso in camera oscura, tutto intento al mio lavoro, ho provato una fortissima emozione quando, durante lo sviluppo, ho visto per la prima volta apparire sulla lastra il sacro volto, con tanta evidenza che ne rimasi stupito e anche lieto, perché da quel momento potevo avere la certezza del buon esito della mia impresa.”



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