02 agosto 2020

FERRUCCIO DARDANELLO, PRIMA IL CUNEESE

Ferruccio Dardanello

Diecimila giorni consecutivi alla guida della Camera di Commercio di Cuneo. Un record da guinness dei primati. Ferruccio Dardanello, classe 1944, imprenditore monregalese, ha lasciato, in pieno lookdown, quella poltrona, dopo 27 anni. Per quasi trent’ anni, Dardanello ha lavorato per  la Provincia Granda facendola  diventare la locomotiva dell’ economia piemontese.

Trent’ anni fa era la provincia dei “barotti”, quella ben delineata da Totò con la celeberrima frase “ho fatto il militare a Cuneo”. Oggi è conosciuta in tutta Europa come uno dei territori maggiormente all’ avanguardia, con quel fiore all’ occhiello che è il settore agroalimentare. I formaggi, i vini, i salumi, i ristoranti, le cantine che punteggiano la Granda sono un vanto dell’ Italia nel mondo. Grazie a chi in questi anni ha saputo farli conoscere, valorizzarli, promuoverli, difenderli.  La Camera di Commercio e Dardanello in primis.

Uno dei tanti successi? Aver portato per parecchi anni il Giro d’ Italia e il Tour de France in Provincia di Cuneo. La carovana dei ciclisti, e tutto il torpedone al seguito, all’ arrivo delle tappe, nelle scalate sulle montagne, durante il transito su territori d’ incanto sono stati un veicolo, un traino eccezionali per l’ immagine di questa fetta di Piemonte.

In trent’ anni c’ è stata una crescita esponenziale in campo turistico, grazie alle Langhe e all’industria della neve, dove si è creato un unicum tra grandi comprensori come Mondolè e Riserva Bianca e piccole stazioni. Tutto questo nonostante la zavorra della carenza di infrastrutture che il Cuneese si porta dietro da mezzo secolo. Il coraggio di osare: non è mai mancato a Dardanello, fratello di Piero, compianto direttore di Tuttosport.

Ed è per questo che – statene pur certi – presto lo rivedremo in campo. Dove? Chissà chi lo sa. Ferruccio non è uomo da pensione perchè, come ha detto in una recente intervista “la vecchiaia arriva solo quando si smette di sognare. E io ho ancora tanta voglia di sognare e volare in alto. Che poi è un po’ il timbro dei cuneesi: gente caparbia, con i piedi per terra eppure capace di volare”.



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