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	<title>Un anno in Piemonte &#187; I Piemontesi</title>
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	<description>Un viaggio attraverso la realtà della nostra Regione tra cronaca, costume e curiosità vista con l’arguzia del giornalista Mediaset Beppe Gandolfo</description>
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		<title>FRASSATI SANTO DA UN ANNO</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 02:22:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dal 5 al 7 settembre, con *“Santo tra i Santi”*, l’Arcidiocesi di Torino celebra il primo anniversario della canonizzazione di *Pier Giorgio Frassati*, proclamato Santo da Papa Leone XIV il 7 settembre del 2025, insieme a Carlo Acutis. La tre giorni è promossa dal Comitato diocesano Pier Giorgio Frassati e si propone di rinnovare la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 5 al 7 settembre, con *“Santo tra i Santi”*, l’Arcidiocesi di Torino celebra il primo anniversario della canonizzazione di *Pier Giorgio Frassati*, proclamato Santo da Papa Leone XIV il 7 settembre del 2025, insieme a Carlo Acutis.</p>
<p>La tre giorni è promossa dal Comitato diocesano Pier Giorgio Frassati e si propone di rinnovare la memoria e la testimonianza del giovane torinese a un anno da quel giorno di grazia.</p>
<p>Sabato *5 settembre* alle *ore 20.30*, il primo degli appuntamenti con lo spettacolo teatrale “_Up. Verso l’alt(r)o_”, curato dalla compagnia teatrale Storie di Piazza e allestito alla Parrocchia San Pier Giorgio Frassati (via Pietro Cossa 280).</p>
<p>Il giorno successivo, domenica *6 settembre* alle *ore 11.15*, la stessa parrocchia ospita la celebrazione eucaristica di ringraziamento presieduta dal vescovo ausiliare di Torino monsignor *Alessandro Giraudo* e, in occasione della Messa, è prevista l’ufficializzazione del cambio di nome della parrocchia da “beato” a “san” Pier Giorgio Frassati.</p>
<p>La tre giorni si conclude lunedì *7 settembre* alle *ore 18* con l’incontro sul tema che dà il titolo all’intera iniziativa, “Santo tra i Santi”. Ospitato alla Rettoria di Santa Maria di Piazza in via Santa Maria 4 (sede dello spazio espositivo multimediale &#8220;Verso l&#8217;Altro&#8221; dedicato proprio a Pier Giorgio Frassati e inaugurato il 5 luglio del 2025), vede confrontarsi don *Francesco Saverio Venuto*, delegato arcivescovile per le Cause dei Santi, e *Roberto Falciola*, vicepostulatore della causa di canonizzazione di Pier Giorgio, in un dialogo moderato da *Alberto Riccadonna*, direttore del settimanale diocesano _La Voce e il Tempo_.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Santo tra i Santi” è realizzata con il sostegno del Ministro per lo Sport e i Giovani, patrocinata da Città di Torino e Regione Piemonte e, con questa iniziativa a un anno esatto dalla canonizzazione, l’Arcidiocesi di Torino intende rinnovare il proprio impegno nel far conoscere Pier Giorgio Frassati, testimone di una fede vissuta con gioia, coerenza e attenzione concreta verso il prossimo, un modello quanto mai attuale per i giovani di oggi.</p>
<p>*FRASSATI, UN SANTO CHE PARLA AI GIOVANI DI OGGI*</p>
<p>La figura di Pier Giorgio Frassati – morto a soli 24 anni nel 1925, impegnato nella Fuci, nell&#8217;Azione Cattolica e nella San Vincenzo, terziario domenicano e appassionato di montagna, attento ai poveri e alle grandi questioni sociali del suo tempo – ha un legame speciale con la Chiesa torinese, che lo ha visto nascere, crescere nella fede e vivere fino al dono totale di sé. Il cardinale *Roberto Repole*, arcivescovo di Torino, ha più volte sottolineato quanto questa vicinanza sia una grazia per l&#8217;intera comunità diocesana. Nel giorno della canonizzazione, l&#8217;arcivescovo aveva ricordato come Frassati rappresenti per i giovani &#8220;una persona da scoprire&#8221;, capace di mostrare che il Vangelo può illuminare la vita di ogni giorno, in una &#8220;normalità&#8221; fatta di studio, impegno sociale e cura per gli ultimi – lontana da quel &#8220;vivacchiare&#8221; che lo stesso Frassati rifiutava come stile di vita.  L’arcivescovo di Torino aveva inoltre collegato la canonizzazione, avvenuta durante il Giubileo della Speranza, all&#8217;urgenza di un cammino di pace e di conversione dei cuori, sottolineando quanto i tempi difficili vissuti da Frassati assomiglino a quelli attuali.</p>
<p>Per scoprire o per approfondire la conoscenza di chi è stato, di come ha vissuto e quale eredità ci ha lasciato San Pier Giorgio Frassati, lo *spazio espositivo permanente &#8220;Verso l’Altro”* (nell&#8217;ex canonica della chiesa di Santa Maria di Piazza, via Santa Maria 4 a Torino) propone un percorso multimediale e immersivo attraverso la vita e la spiritualità del giovane Santo. Maggiori in informazioni sul web all’indirizzo <a href="http://www.versolaltro.it">www.versolaltro.it</a> .</p>
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		<title>SCAFFALE: LA VITA SEMPRE DELLA VARVELLO</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 12:49:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dal 1918 al 2022. L&#8217; ultimo romanzo di Elena Varvello si snoda dalla fine della Prima Guerra Mondiale fino ai nostri giorni. Quasi tutto in Alba, tranne qualche capatina in Liguria, in Germania e a Boves, una città e una popolazione martoriate dalla follia nazista. Due i protagonisti, Francesco e Teresa. Tanti i comprimari fra [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1918 al 2022. L&#8217; ultimo romanzo di Elena Varvello si snoda dalla fine della Prima Guerra Mondiale fino ai nostri giorni. Quasi tutto in Alba, tranne qualche capatina in Liguria, in Germania e a Boves, una città e una popolazione martoriate dalla follia nazista.</p>
<p>Due i protagonisti, Francesco e Teresa. Tanti i comprimari fra gli amici dei due giovani e i loro famigliari.</p>
<p>Ma &#8211; a nostro parere &#8211; la vera protagonista è la Storia d&#8217; Italia di quegli anni, soprattutto quelli dell&#8217; ascesa del Fascismo, della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza. L&#8217; autrice si muove, infatti, con grande abilità, fra la storia minima dei due personaggi centrali e quella grande dei fatti che caratterizzano un&#8217; epoca assai turbolenta del nostro Paese. Il tutto visto e osservato dall&#8217; angolatura minima di Alba: da via Macrino, quartiere popolare e povero, e dalle zone ricche del centro cittadino.</p>
<p>Mentre il mondo va in fiamme anche le vite di Teresa e Francesco si accendono, si incontrano e si perdono, si attraggono  e si respingono. Accanto a loro, la gente comune che affronta la quotidianità scandendo le giornate con le notizie che arrivano dalla radio che raccontano delle guerre di Spagna e di Albania, dell&#8217; asse con la Germania, dei discorsi di Mussolini e di Hitler.</p>
<p>In mezzo ai grandi eventi, una storia d&#8217; amore ma anche di sofferenza, di patimenti, di dolore. A fare da contrappunto le note delle musiche dell&#8217; epoca, del Trio Lescano, di Enrico Caruso, di Beniamino Gigli.</p>
<p>Elena Varvello è direttamente coinvolta in questa narrazione. Lo si comprende durante la lettura dei vari capitoli, scritti con rara maestria. Ma soprattutto nell&#8217; epilogo finale che ovviamente non sveliamo.</p>
<p>ELENA VARVELLO</p>
<p>LA VITA SEMPRE</p>
<p>GUANDA EDITORE</p>
<p>20 euro</p>
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		<title>LIVIO BERRUTI, LO SPRINTER DI TORINO</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 02:49:43 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[I Piemontesi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Studente di chimica, Berruti aveva solo 21 anni quando partecipò ai Giochi olimpici del 1960. Nelle semifinali dei 200 m corse in 20″5, uguagliando il record del mondo sulla distanza. La prestazione lo pose fra i favoriti della finale che si svolse a poche ore di distanza. In finale Berruti, che correva indossando occhiali da sole, [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Studente di chimica, Berruti aveva solo 21 anni quando partecipò ai Giochi olimpici del 1960. Nelle semifinali dei 200 m corse in 20″5, uguagliando il record del mondo sulla distanza. La prestazione lo pose fra i favoriti della finale che si svolse a poche ore di distanza.</p>
<div>
<div>In finale Berruti, che correva indossando occhiali da sole, fermò nuovamente il cronometro sui 20″5, sconfiggendo gli statunitensi, favoriti della vigilia, e aggiudicandosi la medaglia d’oro. Berruti sfiorò poi una seconda medaglia olimpica con la squadra della staffetta 4×100, che si classificò quarta.Come premio per la vittoria, ricevette dal CONI un assegno di 1.200.000 lire e una FIAT 500.</div>
</div>
<p>La vittoria olimpica, all’inizio della carriera, sarebbe rimasta il suo miglior risultato. Le tre apparizioni ai campionati europei di atletica leggera gli portarono solo un settimo posto nella finale dei 200 m del 1966. Vinse comunque i titoli italiani dei 100 m e 200 m dal 1957 al 1962, e altri due titoli sui 200 m nel 1965 e nel 1968. Berruti prese parte ad altre due edizioni delle Olimpiadi, nel 1964 e nel 1968. In entrambe le occasioni raggiunse le finali con la staffetta 4x 100 m, inoltre si classificò quinto nella finale dei 200 m del 1964.</p>
<p>Si ritirò dall’attività agonistica nel 1969.</p>
<p>Livio Berruti divenne per tutti “l’angelo”, per la leggerezza della falcata e la grazia con la quale esprimeva la sua potenza e ancora oggi è un esempio di tecnica di corsa veloce. È da ricordare che il record di Berruti fu realizzato su terra battuta e non sulle superfici sintetiche moderne, che restituiscono la spinta impressa.</p>
<p>Il 26 febbraio 2006 è stato portatore della bandiera olimpica nel corso della cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali, tenutisi a Torino.</p>
<p>Ci ha lasciati domenica scorsa all&#8217;età di 86 anni.</p>
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		<title>GIULIANA GARDINI, UNA VITA FRA TV E ARTE</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 02:56:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Torinese di nascita, ma cittadina del mondo. Chi ha bazzicato il mondo degli esordi in Piemonte delle tv private non può non conoscere Giuliana Gardini. La giovinezza la vede viaggiatrice in tutti i 5 continenti, curiosa, spavalda. Poi, le prime collaborazioni a Radio Torino International con una rubrica di viaggi, appunto. Nel 1976 la direzione [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Torinese di nascita, ma cittadina del mondo. Chi ha bazzicato il mondo degli esordi in Piemonte delle tv private non può non conoscere Giuliana Gardini.</p>
<p>La giovinezza la vede viaggiatrice in tutti i 5 continenti, curiosa, spavalda. Poi, le prime collaborazioni a Radio Torino International con una rubrica di viaggi, appunto. Nel 1976 la direzione di Tele Torino International. E&#8217; proprio in quell&#8217; emittente che lancia il programma &#8220;Spogliamoci insieme&#8221;, uno spettacolo che fa subito scalpore. Ne parlarono la BBC, ne parlarono i giornali americani, la notizia fece il giro del mondo. Erano gli anni del terrorismo e delle Brigate Rosse, ma nelle notti torinesi lo schermo delle tivù private rimandavano le immagini dello spogliarello delle casalinghe. Durò sei mesi, poi arrivò la denuncia di un cittadino un po&#8217; troppo perbenista, l&#8217; inchiesta della Procura e la sospensione del programma.</p>
<p>Nel 1978 Giuliana Gardini passa a dirigere G.R.P. e qui lancia personaggi come Piero Chiambretti, Alba Parietti e accoglie come opinionisti fissi Giovanni Arpino, Luigi Carluccio, Giorgio Cavallo, Felice Andreasi. L&#8217; emittente ha un telegiornale con 5 edizioni quotidiane che fa concorrenza alla RAI e alla carta stampata. Ma la direttrice inventa pure la rassegna stampa, una delle prime in Italia, realizzata con il giornalista che andava a ritirare le prime copie nelle redazioni della Stampa e della Gazzetta del Popolo, ritagliava gli articoli di giornale e li mostrava in video, a notte fonda. Pionieri del giornalismo.</p>
<p>Nel 1986, quando G.R.P. viene ceduta ad Antenna 3 Lombardia, la Gardini lascia il mondo delle tivù locali o private, &#8220;o pirata&#8221; come venivano chiamate agli albori.</p>
<p>Ma resta nel mondo della comunicazione: direzione di uffici stampa, relazioni esterne, rubriche di viaggi e dal gennaio 2003 è Responsabile Relazioni Esterne alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Una full immersion nel mondo dell&#8217; arte contemporanea. Senza dimenticare i ruoli importanti svolti nell&#8217; Aidda (donne dirigenti d&#8217; azienda),  nella Federcasalinghe, nel Club Comunicazione d&#8217; Impresa e varie altre esperienze.</p>
<p>Insomma, una donna sempre con la valigia in mano, per intraprendere un viaggio verso luoghi lontani e sconosciuti o alla scoperta delle nuove frontiere della comunicazione.</p>
<p>E&#8217; mancata nei giorni scorsi all&#8217;età di 83 anni.</p>
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		<title>SCAFFALE: I RACCONTI SUI PIEMONTESI DOC</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 02:27:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Quindici racconti compongono un’antologia corale, che restituisce il ritratto autentico di una regione e della sua gente. Dalle città alle colline, dai borghi medievali alle chiese di paese, il Piemonte non è mai semplice cornice ma co-protagonista. Sorprende, commuove e diverte. I racconti intrecciano storia e memoria, radici e scelte, comunità e solitudine. Il rigore [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quindici racconti compongono un’antologia corale, che restituisce il ritratto autentico di una regione e della sua gente.</strong> Dalle città alle colline, dai borghi medievali alle chiese di paese, il Piemonte non è mai semplice cornice ma co-protagonista. Sorprende, commuove e diverte. I racconti intrecciano storia e memoria, radici e scelte, comunità e solitudine. <strong>Il rigore storico si confonde con la polvere delle strade di collina in un gioco di contrasti mai banale.</strong></p>
<p>Si incontrano preti astuti e generosi, vignaioli filosofi, bambini curiosi che spiano il mondo contadino oltre il cancello di casa, emigrati veneti innamorati dei luoghi d’adozione, donne emancipate ante litteram, uomini alle prese con la vecchiaia e la morte. E, sullo sfondo, i sapori, le feste popolari, il suono delle campane, il sole cocente e le nebbie, i vigneti, i profumi nell’aria.</p>
<p>«Racconti di fatiche contadine, intuizioni geniali, vocazioni sommesse e addii silenziosi. È un Piemonte che non urla, che non cerca il sensazionalismo, ma che guarda dritto negli occhi con quella malinconica, ironica e orgogliosa fierezza di chi sa che, in fondo, ogni vita merita di essere raccontata. Anche, e soprattutto, se chi la vive preferirebbe starsene zitto» (<strong>Riccardo Marchina). </strong></p>
<p>Scoperchiando una vecchia credenza nella casa di famiglia a <strong>Frassineto Po,</strong> Anna trova vecchie fotografie che le rivelano l’amicizia tra la sua bisnonna e la poetessa futurista <strong>Térésah</strong> (Corinna Teresa Ubertis); a <strong>Piovà Massaia</strong> durante la Seconda Guerra Mondiale don Giuseppe con astuzia protegge le campane della sua parrocchia, destinate alla requisizione fascista per la produzione di armi; il <strong>Cardinale Richelieu</strong> osserva perplesso la <strong>Casale</strong> del XXI secolo; il parroco di <strong>Capriglio</strong> e i leggendari fratelli Paniate; la misteriosa <strong>“Ligera”,</strong> un lavoratore itinerante, solitario e forestiero, che si spostava di cascina in cascina offrendo braccia forti per i raccolti in cambio di ospitalità; un impero globale nasce dall’umile, quasi domestico, problema di un cioccolato troppo morbido in una giornata troppo calda; il <strong>castello di Piea</strong> e la castellana di <strong>Pomaro Monferrato</strong>, ovvero la celebre attrice <strong>Marisa Allasio</strong>. E poi <strong>Alba, Moasca, Cerrina, Moncalvo, Castello d’Annone, Casorzo,  Cerreto d’Asti, Calliano Monferrato…</strong></p>
<p>Quindici autrici e autori alternano il tono della cronaca a quello della confessione, l’humour alla commozione, orchestrando con grande naturalezza italiano e dialetto. Non manca il <strong>“Date n’andi”,</strong> grido di battaglia generazionale, né le esplorazioni esistenziali più profonde, che sfiorano il mistero e la soglia dell’assoluto, o gli addii così sereni da sembrare un ritorno alla terra che ci ha generati.</p>
<p>Registri diversi che si compongono in un’unica partitura, <strong>restituendo tutta la ricchezza e la varietà di una terra che non smette di raccontarsi. Ma con discrezione.</strong></p>
<p><strong>RICCARDO GRECO</strong></p>
<p><strong>PIEMONTESI DOC &#8211; </strong><strong><em>Protagonisti ma con discrezione</em></strong></p>
<p><strong>NEOS EDIZIONI</strong></p>
<p><strong>15 euro</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>SCAFFALE: GRAGLIA E GLI SCRITTORI A TORINO</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 02:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Pavese, Calvino, De Amicis, Salgari&#8230;. sappiamo tutti che sono vissuti a Torino. Ma nella città subalpina ci sono stati anche Alexander Dumas, Nietzsche, Lev Tolstoj, Mark Twain, Dostoevskij, Gogol, Melville e Flaubert&#8230; solo per citarne alcuni. La &#8220;Guida letteraria a Torino&#8221; di Rosalba Graglia ci accompagna alla scoperta delle case, delle targhe, degli hotel, degli appartamenti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com/?p=42963">SCAFFALE: GRAGLIA E GLI SCRITTORI A TORINO</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.unannoinpiemonte.com">Un anno in Piemonte</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pavese, Calvino, De Amicis, Salgari&#8230;. sappiamo tutti che sono vissuti a Torino. Ma nella città subalpina ci sono stati anche Alexander Dumas, Nietzsche, Lev Tolstoj, Mark Twain, Dostoevskij, Gogol, Melville e Flaubert&#8230; solo per citarne alcuni.</p>
<p>La &#8220;Guida letteraria a Torino&#8221; di Rosalba Graglia ci accompagna alla scoperta delle case, delle targhe, degli hotel, degli appartamenti dove hanno alloggiato questi grandi scrittori, ospiti della Città della Mole. E, sfogliando le pagine, ci troviamo di fronte a una scoperta continua e imprevedibile: quasi una caccia al tesoro per individuare gli appartamenti di De Amicis o il bosco dove si è suicidato Salgari, il Balon di Fruttero e Lucentini o i caffè storici di Guido Gozzano.</p>
<p>Ma ancora Natalia Ginzburg e Lalla Romano o la contemporanea Margherita Oggero che predilige le periferie cittadine.</p>
<p>Ne emerge una guida della città insolita, diversa da quelle tradizionali. Perchè gli scrittori sono l&#8217; anima delle città e anche loro sono rimasti affascinati dai portici e dall&#8217; armonia omogenea degli edifici della prima capitale d&#8217; Italia, ma anche dal <em>bicerin, </em>la famosa bevanda piemontese.</p>
<p>Torino città del libro: per il suo Salone Internazionale; ma anche per le sue case editrici, Einaudi in testa (non per nulla in centro c&#8217;è una via dedicata agli Stampatori); per il Circolo dei Lettori e per la Scuola Holden; per le sue librerie e per l&#8217; editoria scolastica.</p>
<p>Insomma, un modo diverso quanto accattivante di raccontare la città.</p>
<p>ROSALBA GRAGLIA</p>
<p>GUIDA LETTERARIA A TORINO</p>
<p>MORELLINI EDITORE</p>
<p>16 euro</p>
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		<title>SCAFFALE: ROSI E IL GIALLO DELL’EDITORE</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 22:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I Piemontesi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ferdinando Boschi vive ad Alessandria, è stato professore e adesso ha un desiderio: trovare un editore per il suo libro, un romanzo storico sul Bucintoro dei Savoia. Dopo l’ennesima delusione, l’opportunità potrebbe arrivare da una casa editrice della sua città, le Edizioni AL.ED. Ma quando si reca all’incontro, l’occasione si trasforma in un incubo: Boschi [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="s5"><span class="s15">Ferdinando Boschi vive ad Alessandria, è stato professore e adesso ha un desiderio: trovare un editore per il suo libro, un romanzo storico sul Bucintoro dei Savoia. Dopo l’ennesima delusione, l’opportunità potrebbe arrivare da una casa editrice della sua città, le Edizioni AL.ED. </span></p>
<p class="s5"><span class="s15">Ma quando si reca all’incontro, l’occasione si trasforma in un incubo: Boschi si ritrova con un cadavere, quello dell’editore Raimondo Tegola, e finisce al centro delle indagini.</span> <span class="s15">Gli inquirenti lo considerano il principa</span><span class="s15">le indiziato e la sua vita fami</span><span class="s15">liare viene turbata da continue </span><span class="s15">richieste di comparsa presso le forze dell’ordine. </span></p>
<p class="s5"><span class="s15">Tra indizi che si contraddicono e verità parziali, il capitano Accorsi segue una pista che affonda nell’ombra delle relazioni dei protagonisti e</span><span class="s15"> porta lontano, anche nel tempo, ad un passato di ferocia mai illuminato dalla giustizia.</span> <span class="s15">Che</span><span class="s15"> cosa unisce Ferdinando Boschi e</span> <span class="s15">Raimondo Tegola</span><span class="s15"> a Julio Novello, direttore editoriale di una grande casa editrice milanese</span><span class="s15">, e a </span><span class="s15">El Verdugo, torturatore dei desaparecidos </span><span class="s15">nella fami</span><span class="s15">gerata scuola de</span><span class="s15">lla marina militare</span><span class="s15"> (ESMA) durante la dittatura argentina? </span></p>
<p class="s5"><span class="s15">Non sarà facile inserire tutte le tessere al loro posto e comporre la soluzione. </span></p>
<p class="s5"><span class="s15">Un </span><span class="s14">giallo psicologico</span><span class="s15"> che indaga memoria, desiderio di potere, colpa e vendetta, interrogandosi al tempo stesso sui limiti della giustizia.</span></p>
<p class="s5">MAURIZIO ROSI</p>
<p class="s5">L’OMBRA DELL’EDITORE</p>
<p class="s5">NEOS EDIZIONI</p>
<p class="s5">15 euro</p>
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		<title>PEPPO SACCHI, PADRE DELLA TV LIBERA</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 02:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I Piemontesi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In realtà è nato a Como nel 1932, ma dal 1951 vive a Biella. Proprio Telebiella fu la prima televisione privata in Italia e a inventarla fu un &#8220;piemontese d&#8217; adozione&#8221;: Peppo Sacchi. Siamo  negli anni &#8217;50 Peppo Sacchi lavora come cameraman e cineoperatore alla Rai di Torino e qui scopre il lavoro dei fratelli Judica Cordiglia [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In realtà è nato a Como nel 1932, ma dal 1951 vive a Biella. Proprio Telebiella fu la prima televisione privata in Italia e a inventarla fu un &#8220;piemontese d&#8217; adozione&#8221;: Peppo Sacchi.</p>
<p>Siamo  negli anni &#8217;50 Peppo Sacchi lavora come cameraman e cineoperatore alla Rai di Torino e qui scopre il lavoro dei fratelli Judica Cordiglia che stanno sperimentando la trasmissione  via cavo. Gli anni &#8217;60 sono dedicati alle sperimentazioni, poi il 30 aprile 1971, Sacchi registra in Tribunale, la testata giornalistica &#8220;Telebiella A21 TV&#8221;:  nello stesso mese va in onda il primo notiziario della neonata emittente, condotto da Ivana Ramella, moglie di Peppo, diventata quindi la prima conduttrice delle televisioni libere italiane.</p>
<p>E&#8217; il giornalista Silvano Esposito nel suo prezioso volume &#8220;Telebiella, e niente fu come prima&#8221; a ricordarci la frase d&#8217; esordio: &#8220;Da oggi parte il nostro Videoinformatore, verrà presentato sabato, lunedì e martedì, con edizioni speciali sportive, la domenica&#8221;.</p>
<p>La diffusione iniziale è molto ristretta, non più di qualche condominio, ma nel 1972 la posa del cavo, porta il segnale di Telebiella in tutto il centro cittadino. Nel 1973 partono anche i programmi di intrattenimento, a cominciare da &#8220;Campanile in piazza&#8221; e le dirette per le elezioni comunali.</p>
<p>La nascita della prima televisione locale, diventa un fatto nazionale quando un privato cittadino denuncia l&#8217; emittente per mancanza di autorizzazione necessaria da parte del Ministero delle Telecomunicazioni, in base a un codice postale del regime fascista. Ne seguirono udienze, processi, pronunciamenti giuridici, e di conseguenza un tal clamore da non credere: di Telebiella parlarono i giornali italiani e stranieri.</p>
<p>Oramai la macchina era partita: impossibile frenare il futuro, l&#8217; evoluzione. Di lì a poco sarebbero sorte Telebologna (fu proprio Peppo Sacchi ad andare nel capoluogo emiliano ad addestrare i tecnici), Tele Iblea a Ragusa. E qualche anno dopo un certo Silvio Berlusconi avrebbe dato vita alle reti Fininvest sotto la slogan &#8220;torna a casa in tutta fretta, c&#8217;è il Biscione che ti aspetta&#8221;.</p>
<p>Quindi, tutto merito di Peppo Sacchi, che oggi ha quasi 90 anni e, continua a vivere nella &#8220;sua&#8221; Biella, forse inconsapevole protagonista di un piccolo grande fenomeno sociologico, che ha provocato un grande cambiamento nel costume del nostro Paese.</p>
<p>É morto a Biella il 4 giugno 2026 all&#8217; età di 93 anni.</p>
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		<title>SCAFFALE: IL 2 GIUGNO IN PIEMONTE DI OLIVA</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2026 02:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I Piemontesi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 2 giugno 1946 i cittadini italiani si trovano tra le mani una scheda elettorale con un titolo sintetico («Referendum sulla forma istituzionale dello Stato»), due simboli chiari e due parole sole: Repubblica e Monarchia. Due parole che vogliono dire secoli di storia e di idee. Un voto libero e un voto a suffragio universale. [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2 giugno 1946 i cittadini italiani si trovano tra le mani una scheda elettorale con un titolo sintetico («Referendum sulla forma istituzionale dello Stato»), due simboli chiari e due parole sole: Repubblica e Monarchia. Due parole che vogliono dire secoli di storia e di idee.</p>
<p><strong>Un voto libero e un voto a suffragio universale. </strong>Infatti, il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945 aveva esteso alle donne il diritto di voto, e il successivo decreto n. 74 del 10 marzo 1946 aveva sancito anche l’eleggibilità femminile.</p>
<p><strong>La Repubblica ottiene oltre 12 milioni di voti, la Monarchia supera i 10 milioni:</strong> il 54,05% contro il 45,95% (24.947.187 votanti su 28.005.449 aventi diritto, l’89,08%).</p>
<p><strong>In Piemonte votano 2.180.454 cittadini, pari al 90,12%. La Repubblica ottiene 1.244.373 voti, la Monarchia 936.081: il 57,1% contro il 42,9%.</strong></p>
<p>Lo storico <strong>Gianni Oliva </strong>traccia <strong>un profilo inedito della campagna referendaria del 1946,</strong> analizzando la situazione istituzionale che dall’armistizio dell’8 settembre 1943 ha portato alla luogotenenza di Umberto II e poi all’abdicazione di Vittorio Emanuele III, raccontando l’organizzazione della consultazione, la campagna elettorale e i suoi protagonisti, le tensioni e i timori di un’insurrezione, e poi la cronaca dettagliata del giorno del voto e i <strong>risultati (in molti casi sorprendenti) in Piemonte, Provincia per Provincia, Comune per Comune. </strong></p>
<p>Due le figure su cui <strong>Gianni Oliva</strong> si sofferma con particolare attenzione: da un lato il luogotenente del Regno <strong>Umberto II</strong>, il “principe charmant” ed effimero “Re di Maggio”, di cui viene esaminata la biografia, istituzionale e non; dall’altro il socialista <strong>Giuseppe Romita</strong> (nato nel 1887 a Tortona, nell’Alessandrino, da una famiglia umile di origine contadina). Eletto in Parlamento nel 1919, sotto il fascismo conosce il carcere e il confino: da ministro dell’Interno è il vero «regista» del referendum.</p>
<p><strong>Nonostante tutti i limiti, il referendum è una grande prova di maturità democratica in un Paese in rovina. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Grazie ad un ricco, spesso inedito, apparato iconografico d’epoca e a puntuali tabelle, il volume analizza il voto in Piemonte,</strong> evidenziando quali zone della Regione si sono espresse per una forma istituzionale o per l’altra, in un territorio in cui il radicamento monarchico aveva radici antiche, ma nel quale era altrettanto se non più rilevante (soprattutto nei centri urbani) la presenza dei partiti e movimenti di sinistra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PARTECIPAZIONE AL VOTO: </strong></p>
<p><strong>CHIERI IL COMUNE PIÙ VIRTUOSO, A SAMPEYRE IL RECORD NEGATIVO</strong></p>
<p>I Comuni più virtuosi sotto il profilo della partecipazione al voto sono <strong>Chieri </strong>(TO), con il 99,73% di votanti (10.449 su 10.477 iscritti), <strong>Crova</strong> (VC), con il 98,6%, seguito a sua volta da <strong>San Benigno</strong> (TO), con il 97,64% di votanti (1781 su 1823 iscritti), poi <strong>Casanova Elvo,</strong> in provincia di Vercelli, con il 97,62% di votanti (574 su 588 iscritti), ma in regione vi sono altri sette Comuni con percentuali superiori al 97% (tra questi il più popoloso è <strong>Orbassano, </strong>che conta allora quasi 6000 abitanti).</p>
<p>Sono pochi i Comuni che scendono sotto il 90% e pochissimi sotto l’80%: in soli tre casi si scende sotto il 70%, a Frassino (CN), dove i votanti si fermano al 69,79%, a Valprato Soana (67,36%) e a <strong>Sampeyre</strong> (CN), dove c’è il record negativo di 62,12% (1101 votanti su 2161).</p>
<p><strong>LA SCELTA NELLE PROVINCE E NEI COMUNI: </strong></p>
<p><strong>LUGNACCO (TO) IL PIÙ REPUBBLICANO, RASSA (VC) IL PIÙ MONARCHICO</strong></p>
<p>Il Comune più monarchico è <strong>Rassa (VC),</strong> in Valsesia, dove su meno di duecento abitanti, 175 votano per la monarchia (88,30%) e solo 20 per la Repubblica. All’opposto, il Comune più repubblicano risulta <strong>Lugnacco (TO),</strong> in val Chiusella, con 330 voti per la Repubblica (95,10%) e 17 per la Monarchia (4,90%), seguito da <strong>Morsasco (AL),</strong> nel Monferrato Ovadese, con 744 voti repubblicani (90,07%) e 82 monarchici (9,93%)</p>
<p><strong>Delle sei Province solo due, Asti e Cuneo, danno la maggioranza alla monarchia: </strong>nella provincia di Asti è a favore del re il 52,35% dei votanti, in quella di Cuneo il 57,71%.</p>
<p><strong>Tutte le altre sono favorevoli alla Repubblica</strong>: 62,89% a Novara, 59,79% a Vercelli, 57,30% ad Alessandria, 54,89% a Torino.</p>
<p><strong>Se dal dato per provincia si passa a quello dei singoli comuni, si nota invece che tutti i capoluoghi e così i centri più abitati si esprimono per la Repubblica: Alessandria con il 69,26%, Novara con il 63,24%, Torino con il 61,41%, Vercelli con il 56,98%, Asti con il 56,11% e Cuneo con il 53,95%. </strong></p>
<p><strong>Poche le eccezioni in cui prevale la Monarchia: Carmagnola (TO) 61,35%, Alba (CN) 66,80%, Bra (CN) 55,83%, Saluzzo (CN) 51,80%. </strong></p>
<p><strong>I RISULTATI DEL VOTO NELLE PROVINCE DEL PIEMONTE (E I COMUNI «CAMPIONI» DI REPUBBLICA E MONARCHIA)</strong></p>
<p><strong>ALESSANDRIA  </strong></p>
<p>Repubblica 61,80%   Monarchia 38,20%</p>
<p>Morsasco    90,07%   Dernice     75,12%</p>
<p><strong>ASTI </strong></p>
<p>Repubblica 49,42%   Monarchia 50,58%</p>
<p>Scurzolengo 88,16%  Castel Roccchero 83,92%</p>
<p><strong>CUNEO </strong></p>
<p>Repubblica 43,85%   Monarchia 56,15%</p>
<p>Valloriate   84,83%   Bellino 91,88%</p>
<p><strong>NOVARA </strong></p>
<p>Repubblica 63,61%  Monarchia 36,39%</p>
<p>Gurro 88,26%          Vanzone con San Carlo  83,59%</p>
<p><strong>TORINO </strong></p>
<p>Repubblica 58,25%  Monarchia 41,75%</p>
<p>Lugnacco 95,10%     Pragelato 85,42%</p>
<p><strong>VERCELLI</strong></p>
<p>Repubblica 61,74%    Monarchia 38,26%</p>
<p>Sala Biellese 95,00%  Rassa 88,30%</p>
<p>In alcune realtà il dato è quasi scontato: a <strong>Racconigi (CN), </strong>la cui economia è in parte legata all’attività del castello reale, la monarchia raggiunge il 67,21%, ad <strong>Aglié (TO)</strong> per analoghe ragioni il 53,07%; nella valle dell’Orco, dove Vittorio Emanuele II è andato per anni a caccia di stambecchi e dove le strutture alberghiere costruite all’epoca sono diventate mete di villeggiatura borghese, <strong>Ceresole Reale</strong> vota per il re al 75,38%, la vicina <strong>Noasca</strong> al 78,92.</p>
<p>In altre realtà il voto è legato a memorie o tradizioni locali: a <strong>Grazzano</strong> <strong>(AT),</strong> paese natale del maresciallo Badoglio, la monarchia raggiunge il 63,12%; a <strong>Pinerolo (TO),</strong> grazie alla Scuola di Cavalleria, il 52,36%; a <strong>Sestriere</strong> <strong>(TO),</strong> trasformato negli anni Trenta da alpeggio a centro turistico d’élite, il 71,77%, così la vicina <strong>Pragelato</strong> (85,42%) che risulta essere il Comune più monarchico del Torinese.</p>
<p>Sorprendono, invece, alcuni luoghi simbolo della Resistenza, come <strong>Barge (CN),</strong> dove dopo l’8 settembre si ritrovano ufficiali come Pompeo Colaianni e intellettuali come Lodovico Geymonat per dare vita alla lotta partigiana nella valle del Po, e dove invece la monarchia vince con il 61,93%; o come <strong>Boves (CN),</strong> paese vittima dell’eccidio nazifascista del 19 settembre 1943, dove la Repubblica vince solo di un soffio (50,70%).</p>
<p>GIANNI OLIVA</p>
<p>1946: IL 2 GIUGNO IN PIEMONTE</p>
<p>CAPRICORNO EDIZIONI</p>
<p>14 euro</p>
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		<title>MAURIZIO GOZZELINO, INVENTORE DEL CRODINO</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2026 02:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[gandolfo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[I Piemontesi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; nato a Saluzzo, diplomato in Enologia ad Alba, Maurizio Gozzelino ha ottenuto il suo successo internazionale nel Nord del Piemonte, in particolare a Crodo, paese del Verbano-Cusio-Ossola. Siamo negli Anni 60 e Gozzelino si occupa della preparazione di erbe da destinare alla preparazione delle bevande. Un giorno, nel 1962, il suo datore di lavoro [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; nato a Saluzzo, diplomato in Enologia ad Alba, Maurizio Gozzelino ha ottenuto il suo successo internazionale nel Nord del Piemonte, in particolare a Crodo, paese del Verbano-Cusio-Ossola.</p>
<p>Siamo negli Anni 60 e Gozzelino si occupa della preparazione di erbe da destinare alla preparazione delle bevande. Un giorno, nel 1962, il suo datore di lavoro gli chiede di realizzare un analcolico con l&#8217; acqua di Crodo. Vari esperimenti per sei mesi, finchè nasce il Crodino, una bevanda color arancione con un gusto leggermente amaro.</p>
<p>Ricetta rigorosamente segreta ed è subito successo internazionale. All&#8217; inizio volevano chiamarlo &#8220;Biondo&#8221; o &#8220;Biondino&#8221; ma un altro cuneese, Policarpo Cane di Sommariva Perno, propose il nome &#8220;Crodino&#8221;. E così fu.</p>
<p>Dopo alcuni anni di lavoro ancora a Crodo, Maurizio Gozzelino si è messo in proprio, occupandosi sempre di aromi con un&#8217; azienda che ha filiali pure in Romania. Al lavoro anche adesso che ha più di 80 anni.</p>
<p>Il comune di Crodo gli ha conferito la cittadinanza onoraria, importante riconoscimento per aver portato il nome di quel piccolo paese ossolano (nemmeno 1500 abitanti) in tutto il mondo, grazie all&#8217; analcolico biondo da lui inventato.</p>
<p>E&#8217; mancato il 24 maggio 2026 all&#8217; età di 91 anni.</p>
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